La sinistra tra bugie e minacce

Arturo Gismondi

Ancora una volta come in tutta la legislatura, e proponendo però questa volta la terra bruciata in Parlamento e nel Paese, la sinistra si rifiuta di discutere la materia dello scontro, una nuova possibile legge elettorale. Che sarebbe, nel caso, una legge ordinaria per un mutamento che si propone di correggere i macroscopici difetti di funzionamento di un sistema maggioritario che tutti negli ultimi tempi hanno definito quanto meno malato, certo impacciato, e che nelle due ultime legislature, quella di centrosinistra e quella di centrodestra, pur assicurando una maggiore stabilità ha impedito alle coalizioni vincenti di governare il cambiamento, da tutti ritenuto necessario e di apportare riforme ritenute, nella necessaria misura, necessarie anch'esse.
La sinistra, rievocando un termine, «legge truffa» riferita alla proposta di De Gasperi nel lontano 1953 per un premio di maggioranza, rievoca in realtà la più macroscopica opera di disinformazione, anzi di disinformatja, messa in atto dal partito di Togliatti oltre mezzo secolo fa. In realtà, il refrain al quale il centrosinistra affida il rifiuto assoluto di ogni modifica al sistema elettorale è che siamo nel finale di una legislatura, e cioè in vicinanza della fase finale della campagna elettorale. È uno pseudo-argomento, poiché non esiste un periodo nel quale è legittimo, per opinione generale, apportare modifiche alla legge elettorale. Non è possibile, su ciò sono tutti d'accordo, dopo il voto, poiché significherebbe delegittimare il Parlamento appena eletto. In teoria si potrebbe a mezza legislatura, ma non è detto che i difetti del sistema da correggere siano venuti alla luce come è possibile fare, e come si è rivelato, alla sua conclusione.
Bertinotti, ad esempio, favorevole da sempre al sistema proporzionale, dice che è possibile parlarne solo dopo le elezioni del 2006. Ma, per le ragioni appena dette, non si vede la ragione per cui gli effetti deleteri di un cattivo sistema siano da trascinare per diversi anni a venire. È la ragione per cui molte modifiche elettorali avvengono proprio in vista delle elezioni. Un deputato della Margherita, Gerardo Bianco, ha avuto il coraggio di ricordare che la legge attuale, il «Mattarellum», venne votata a pochi mesi dalle elezioni, e che né lui né altri ebbero a lamentarsene sembrando naturale che un fatto nuovo così rilevante avvenisse mentre per molti segni gli italiani si apprestavano al voto.
Con questi deboli argomenti, e dinanzi alla possibilità di una discussione serena, che lascerà in ogni caso alle parti la loro libertà d'azione, l'alleanza di centrosinistra, per bocca del suo candidato-premier e dei suoi maggiori esponenti, minaccia la terra bruciata, il «muoia Sansone con tutti i Filistei». Prodi usa l'espressione «ci saranno scontri pesanti», e usa questo termine «nel caso in cui la legge sarà approvata». Ma in quel caso, sarà una legge dello Stato, licenziata dal Parlamento. Sarebbe utile sapere a che si riferisce Prodi evocando addirittura «scontri pesanti».
La sinistra minaccia insieme due ritorsioni: l'ostruzionismo totale, in aula, e l'Aventino. Sono due mezzi estremi, che qualcuno definisce «di Aventino attivo»: insomma, saremo presenti e assenti a seconda dei casi in cui si può infliggere maggior danno alla maggioranza. E però danni se ne possono fare, ma soprattutto al Paese visto che nella parte rimanente della legislatura è in discussione anzitutto la legge finanziaria, che deve essere approvata entro il 30 dicembre salvo avviare l'«esercizio provvisorio» per il 2006, un pessimo segnale per i mercati. In più, il Parlamento ha in programma l'attesa legge sul risparmio che reca con sé la soluzione del «problema Fazio» e la riforma della Banca d'Italia che tanto angoscia la sinistra.
In più è in programma l'approvazione definitiva della devolution. Qui le posizioni non coincidono, ma è ipotesi diffusa, non solo nel centrodestra, che la soluzione destinata a restare in vigore, la riforma del Titolo V della Costituzione varata dal centrosinistra nel finale dell'altra legislatura è peggiore della attuale, se non altro perché non lascia spazio all'«interesse nazionale» recuperato invece in moltissimi casi nella versione ultima.
E dunque la sinistra, in nome di argomenti così opinabili minaccia una «terra bruciata» che davvero rischia di essere tale. E questo mentre la Casa delle Libertà non afferma affatto che la proposta è destinata a entrare in Parlamento blindata, tutt'altro. E dunque, perché non avviare quanto meno una discussione generale, a cominciare dalle commissioni competenti?
a.gismondi@tin.it