La sinistra cede al mercatoche prima demonizzava

Dal presidente Napolitano ai sindacati, tutti ripongono la loro fiducia solo nelle grandi istituzioni finanziarie internazionali anziché nei singoli

C’era una volta la sinistra che condannava e lottava contro il capitalismo, il mercato, le banche, le borse, lo sfruttamento della persona, la sottomissione dei popoli, l’Alleanza Atlantica, le guerre, l’Occidente, l’Unione Europea, le religioni, la violazione della pari dignità della donna. All’opposto la sinistra odierna, frutto del crollo delle ideologie e dell’annacquarsi delle identità politiche, difende e promuove esattamente l’opposto. Si tratta di un brusco voltafaccia così come potrebbe apparire da un’analisi superficiale? Assolutamente no.

La sinistra ha semplicemente rimodulato le sue scelte conformemente al mutato quadro internazionale caratterizzato dalla globalizzazione della dimensione materiale della modernità con la prospettiva del predominio del modello capital-comunista, da una Nato che si schiera dalla parte dei popoli del Terzo mondo pur perseguendo i suoi interessi, da un’Unione Europea sempre più relativista, massonica e scristianizzata, dalle Chiese che antepongono il servizio sociale alla missione evangelizzatrice, da un islam che emerge come ideologia e sistema di potere vincente nell’insieme del Mediterraneo. Ma di fatto ieri e oggi la sinistra è coerente con una concezione della vita che riduce la persona a produttore di materialità per poter consumare sempre di più, di un potere centralizzato in cui le sovrastrutture mondiali, sovranazionali e statali s’impongono sui singoli, di una democrazia dove prevalgono la demagogia, il populismo e la speculazione sulla denuncia per distruggere costi quel costi le fondamenta stessa della nostra civiltà che corrispondono ai valori basilari della nostra umanità.

Prendiamo atto che la sinistra è schierata dalla parte di una maggioranza che è infatuata di questa globalizzazione e ha eretto il mercato alla stregua di un dio da venerare. Dal presidente della Repubblica, l’ex comunista Napolitano, ai poteri forti della finanza e della grande impresa che si esprimono attraverso le borse, le banche, le aziende, le istituzioni tra cui la massoneria e gli organi di comunicazione di massa da loro controllati, fino ai sindacati che rappresentano la maggioranza della classe media, sono tutti apologeti del mercato. Si è affermato un culto del mercato come se corrispondesse alla verità assoluta, universale, inconfutabile. Quante volte abbiamo sentito ripetere negli ultimi tempi frasi del tipo «Berlusconi non ha convinto il mercato» oppure «il mercato boccia la manovra finanziaria». Ma chi è il dio Mercato?

Siamo arrivati al punto da elevare i rappresentanti del mercato ad autorità supreme e indiscusse del mondo, di fronte a cui tutti dobbiamo prostrarci a prescindere dal nostro rango e dall’essere investiti di un mandato democratico che sostanzia la sovranità popolare. Gli indici delle borse, il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e le agenzie di rating sono i nuovi idoli che dettano legge e condizionano la nostra esistenza. Accettiamo come un fatto naturale che dei dirigenti designati quali i presidenti delle banche centrali Europea e d’Italia o il presidente della commissione Europea dettino per filo e per segno al nostro capo di governo che cosa deve fare dettagliatamente in ambito finanziario, economico, sociale, politico e giuridico, sotto forma di ultimatum in cui la posta in gioco è la vita o la morte del nostro governo, per quanto esso rappresenti la sovranità popolare che l’ha scelto democraticamente, mentre quei dirigenti non sono stati eletti né rispondono del loro operato ai popoli. Siamo arrivati al punto da auspicare l’avvento al potere di Mario Monti, espressione genuina del dio Mercato, affinché ci imponga una manovra tutta lacrime e sangue da 400 miliardi di euro, senza passare dal responso delle urne e proprio perché non dovrà rispondere del suo operato agli italiani.

È veramente scandaloso che la sinistra sia strenuamente schierata a difesa dell’euro e di questa Unione Europea costi quel che costi. Ma se da quando Ciampi, Prodi e Amato ci imposero l’euro come se fosse la bacchetta magica che avrebbe risollevato le sorti della nostra economia, tocchiamo con mano che il tenore di vita degli italiani è peggiorato, che sono sempre più le famiglie che stentano ad arrivare a fine mese e che la disoccupazione, specie quella giovanile, è aumentata? Ovviamente la sinistra addebita tutte le colpe a Berlusconi dimenticando che dal 2000 ha condiviso la gestione del potere. L’importante è che nessuno osi mettere in discussione l’euro e questa Unione europea che non si fanno scrupolo alcuno a tendere la mano alla Cina capital-comunista affinché finanzi i nostri debiti spianando la strada al suo successo come nuova superpotenza mondiale, alla nostra subalternità finanziaria ed economica e al suicidio della nostra civiltà.

Non ci meraviglia pertanto che gli adoratori del dio Mercato, da Napolitano alla Confindustria, dai relativisti che s’annidano nei partiti, nella società e nelle Chiese, siano oggi a favore dell’ulteriore cessione di sovranità dell’Italia alla Banca centrale europea, dimenticando che si tratta di un’istituzione di banchieri privati che perseguono i loro interessi e non il bene comune; applaudano alla guerra in Libia e alla cosiddetta «Primavera araba» dicendoci che è all’insegna della libertà e della democrazia quando poi scopriamo che sta portando al potere gli islamici radicali che sono l’antitesi della libertà e della democrazia; promuovano la costruzione di nuove moschee e la legittimazione del velo delle donne islamiche anche se ciò corrisponde al venir meno della certezza della nostra identità e dei valori fondanti della nostra civiltà. La nostra conclusione è che chi ama il dio Mercato non ama se stesso e non ama gli italiani. Per noi la persona viene prima del denaro, la materialità è al servizio della persona e non viceversa la persona schiava della materialità. Non vogliamo morire per l’euro né sottometterci a quest’Europa senz’anima. Non crediamo in questa globalizzazione succube della Cina capital-comunista. Non vogliamo suicidarci sull’altare della democrazia formale rimettendo il nostro destino nelle mani degli islamici che sfruttano le elezioni per imporre la dittatura teocratica.