La sinistra cerca di aprire le porte all’ingresso del gruppo nelle tv

Con la modifica della Gasparri si potrebbe favorire l’accesso della società nei media. Ma Gentiloni smentisce: non esiste alcun piano


La crescita di Telecom Italia nei media potrebbe essere resa possibile anche dalla riscrittura della legge sull’emittenza radiotelevisiva attualmente allo studio del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Lo scrive Economy, il business magazine di Mondadori in edicola oggi, basandosi su una «bozza inedita e ancora preliminare di riforma».
Dal ministero delle Comunicazioni arriva a stretto giro di posta una smentita: «La presunta bozza di legge di modifica della Gasparri non esiste. Il disegno di legge è ancora in fase di elaborazione», afferma in una nota l’ufficio stampa del ministro Paolo Gentiloni. E in ogni caso «la fantasia dell'estensore della pseudobozza non è comunque in sintonia con le intenzioni del ministro».
Secondo il settimanale economico mondadoriano, invece, il governo Prodi avrebbe intenzione di cancellare il Sistema integrativo delle comunicazioni (Sic) introdotto dalla Gasparri, e dunque i tetti differenziati che lo strumento pone ai ricavi di due diverse tipologie di soggetti: il 20% del totale delle risorse per gli operatori televisivi classici e il 10% per quelli in possesso di una quota superiore al 40% del settore telecomunicazioni, come è appunto Telecom. Abolito questo limite il gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera avrebbe licenza di crescere anche nella tv. Infatti, secondo quanto anticipa Economy, nel progetto elaborato (ma smentito) dal ministro Gentiloni il Sic verrebbe abolito e si tornerebbe al concetto di mercato audiovisivo precedente alla legge Gasparri. Il limite di ricavi per operatore, oggi stabilito al 20% del Sic, passerebbe al 30% del totale del mercato nazionale.
Un limite specifico poi, riguarderebbe le trasmissioni digitali: gli operatori «verticalmente integrati» (cioè quelli titolari sia di rete che di contenuti) con più del 20 per cento di pubblicità sull’analogico, potranno al massimo «raccogliere proventi per una quota non superiore al 30% delle risorse». Il limite scenderebbe al 25% dopo tre anni e al 20% dopo sei. Nessun cenno, nella bozza in questione, viene fatto a eventuali limitazioni al numero di frequenze possedute da ogni soggetto che opera nel settore.
Un capitolo a parte riguarda il riassetto della Rai. Nell’ipotesi di riforma della Gasparri si prevede ad esempio una netta distinzione tra Raitre, che diventerebbe la rete dedicata al ruolo di servizio pubblico, e Raiuno e Raidue, reti commerciali destinate a stare sul mercato. Il testo della bozza Gentiloni - sempre secondo Economy - prevede che a Raitre vadano i due terzi dell'incasso del canone mentre Raiuno e Raidue si dividerebbero in parti uguali il terzo restante, e però potrebbero raddoppiare il tetto di affollamento pubblicitario, dal 4% all’8%.
In base alla bozza, cambierebbero anche i criteri di nomina del consiglio d'amministrazione della Rai. Due le ipotesi: secondo la prima i consiglieri calerebbero da 9 a 5: il che, sottolinea Economy, «basterebbe a mandare a casa l’attuale Cda presieduto da Claudio Petruccioli». Per la seconda ipotesi, il governo avrebbe il diritto di nomina del presidente, di sette consiglieri e del direttore generale, ma solo con l'approvazione dei due terzi del Parlamento.
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