La sinistra Cgil si divide sul contratto

Antonio Signorini

da Roma

L'intesa del mese scorso sul contratto dei metalmeccanici, firmata dai tre principali sindacati di categoria senza la defezione della Cgil, non è poi una notizia così bella. Anche perché le tute blu hanno ottenuto meno soldi di quanti ne portarono a casa con gli ultimi due contratti, quelli siglati solo da Fim-Cisl, Uilm-Uil, con la dura opposizione della Fiom-Cgil. A sostenerlo non è qualche commentatore liberista o qualche nemico dell’unità sindacale ma un’area della stessa Cgil.
In un volantino distribuito negli stabilimenti Electrolux-Zanussi del Friuli e del Veneto, firmato da Agusto Breda, Fiom nazionale, area Lavoro società-Cambiare Rotta, si fanno le pulci all'intesa che i metalmeccanici dovranno ratificare con un referendum che si terrà tra due settimane. Nelle loro tasche nel biennio 2005/06 - si legge nel documento dei metalmeccanici Cgil - andranno complessivamente «1.287 euro lordi al quinto livello». Una «sorpresa non gradita» perché «tale cifra, oltre a essere modesta, è inferiore sia al contratto del 2003: 1.460 euro il percepito dai lavoratori in quel biennio (2004/05), sia del contratto del 2001: 1.300 euro il percepito in quel biennio (2001/03)». In sostanza - questo emerge dal volantino - la Cgil è tornata al tavolo con Federmeccanica e ha ottenuto un'intesa al ribasso, che vale rispettivamente venti euro in meno rispetto al precedente contratto e quasi 200 in meno rispetto a quello del 2001.
È probabile che la critica contenuta nel volantino sia anche influenzata dalle battaglie precongressuali della Fiom e della Cgil. Nel sindacato guidato da Guglielmo Epifani è in atto uno scontro fra le due sinistre interne. Una è quella «radicale» di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, e Giorgio Cremaschi, l'altra è appunto Lavoro e società-Cambiare Rotta, che fa capo a Gian Paolo Patta ed è nella maggioranza che sostiene il segretario generale. Alle assemblee locali è prevalsa la prima. Questo significa che se l’elezione dei delegati non riserverà sorprese Epifani si dovrà appoggiare all'ultrasinistra della Fiom. Il sindacato dei metalmeccanici, dal canto suo, ha portato in dote al segretario la prima intesa unitaria sul contratto dopo anni di astinenza e scioperi. Uno scambio che l'altra sinistra, quella di Patta, potrebbe non avere digerito. E che potrebbe portare «Lavoro e società», area vicina al Pdci di Oliviero Diliberto, ad adottare strategie ancora più radicali e intransigenti dell'altra corrente, quella di quella Rinaldini-Cremaschi che è prossima a Rifondazione comunista. E lo scenario di un Pdci schiacciato a sinistra sembrerebbe confermato anche dalle ultime schermaglie dell'Unione, ancora alle prese con la stesura definitiva del programma da sottoporre agli elettori. Sul capitolo lavoro Rifondazione comunista ha rinunciato alla «cancellazione» della legge Biagi accontentandosi di un suo più morbido «superamento». Mentre ad alzare i toni, prendendo il testimone della lotta a qualsiasi forma di flessibilità sono stati Pdci e Verdi.