La sinistra che tifava per il tumore

Dacia Valent la più cruda: «Per me è una bella giornata»

da Roma
«Tumore 1 - Oriana 0». Dacia Valent, ex parlamentare e attivista musulmana, dal suo blog commenta così la morte della scrittrice-giornalista Oriana Fallaci. E aggiunge: «Ora verranno scritti chilometri di coccodrilli che tenteranno di minimizzare l’odio e ricordare la mediocre scrittrice. Ma siccome il coccodrillo era lei, e tra i più feroci, per me che tifavo “tumore” è una gran bella giornata».
Passando ai banchi della politica, i commenti alla scomparsa della giornalista fiorentina, seppur distanti anni luce da quello della Valent, sono numerosi. E seguono tutti la linea del: «Cordoglio sì ma non condividevamo nulla».
Così Pietro Folena, deputato di Rifondazione comunista-Sinistra europea. «Esprimo un forte cordoglio per una grandissima giornalista e scrittrice. Negli ultimi anni non ho condiviso nulla di quanto la Fallaci ha detto e scritto e - prosegue Folena - non è attraverso la “rabbia e l’orgoglio”, né con le crociate contrapposte alla jihad che l’Occidente potrà affrontare le sfide che ha di fronte». Dello stesso avviso è Iacopo Venier (Pdci). «La pietà per la sua morte - osserva - non attenua di una virgola il dissenso radicale verso le tesi aberranti che ha sostenuto nei suoi ultimi anni di vita.
Sarebbe un grave errore politico se in questi giorni di lutto trasformassero una scrittrice che si è distinta come paladina dello scontro di civiltà - osserva l’esponente dei Comunisti italiani - in una sorta di rappresentante della cultura nazionale».
Segue a ruota Franco Monaco (Ulivo). «Lei ha mostrato di non avere paura neppure della morte e noi, in ossequio al suo coraggio, non dobbiamo tacere il nostro sincero dissenso e la preoccupazione che invettive come le sue sono benzina sul fuoco della grande minaccia del nostro tempo: la guerra tra civiltà. Sono sicuro - sottolinea Monaco - che lei reagirebbe alla retorica e all’ipocrisia». Nello Formisano dell’Italia dei Valori assicura di non poter non accogliere il suo pensiero ma non possiamo ignorarne la portata e l’esistenza. Indubbiamente le tesi che l’hanno vista, all’alba dell’undici settembre, ergersi paladina della difesa della cultura occidentale contro il mondo islamico e le sue degenerazioni, potevano essere non condivisibili. Ad ogni modo - prosegue - ha vissuto esternando le proprie idee come uno spirito libero e con coscienza critica».
Dalla politica alla letteratura, anche il premio Nobel Dario Fo non ha parole morbide: «Davanti alla morte si prova sempre un dispiacere, ma sul piano delle idee e del modo di concepire la politica resta un profondo disaccordo».