La sinistra chic punita dal «clown»

Stilisti, rocker, ex modelle: c’era chi aveva minacciato lo sciopero della fame. L’appello degli intellettuali contro Boris il «buffone»

da Londra

«Don't choose the clown!», «Non scegliete il buffone!» era stato l'ultimo disperato appello del Guardian. Il giornale più radical chic di Londra aveva chiamato a raccolta la crema della crema nella folta schiera di ambientalisti, intellettuali e gente di spettacolo nel tentativo di dissuadere gli elettori dal votare per re degli eccessi Boris Johnson come sindaco di Londra. E in articolo dal titolo che ne anticipava ampiamente la sostanza («Siate impauriti. Siate molto impauriti») una lunga lista di personaggi noti e meno noti offrivano un'idea di come potrebbe essere «la nostra capitale liberale se questo buffone etoniano, bigotto e mentitore, riuscisse a metterci sopra le mani». Un attacco diretto e feroce quello del quotidiano equiparabile soltanto a quello di opposta natura dell'Evening Standard, il quotidiano della capitale, apertamente schierato con Johnson e da tempo immemorabile nemico acerrimo di Ken il rosso. Artisti dal talento stravagante, rappresentanti delle minoranze etniche, giornalisti e scrittori preoccupati di quali enormi danni avrebbe potuto fare il biondo Boris alla Londra del multiculturalismo e della tolleranza, non hanno esitato a dire la loro sull'avversario di Ken Livingstone. «Boris sindaco? Impensabile - aveva affermato sdegnata la stilista Vivienne Westwood -. Se la gente non vota per Ken, in politica lui è il migliore, il risultato renderà la democrazia inutile. No, non posso pensarci». «Se vince farò uno sciopero della fame - aveva promesso la scrittrice a attrice Arabella Weir - come ci si può fidare di uno che afferma di sapere tutto di Londra quando ha appena trasferito i suoi tre figli dalle scuole pubbliche a quelle private? Questo sarebbe un un uomo in contatto con la gente?». Scontata la presa di posizione di Bianca Jagger, indimenticabile ex moglie del leader dei Rolling Stones ed ambientalista da tempi non sospetti: «Come attivista per i diritti umani non posso che sostenere la causa di Ken - aveva dichiarato al Guardian - lui non prende decisioni solo perché sono popolari, ma perché le ritiene moralmente giuste». Non tanto a favore di Livingstone, quanto contro «l'omofobo» Johnson si è apertamente dichiarato il cantante Elton John che in quest'ultima campagna ha appoggiato la candidatura del liberaldemocratico Brian Paddick. E adesso, di fronte ai consensi conquistati da Boris lo scorretto, campione di rutti a scuola, l'elegante fronda della sinistra radicale teme che la propria città cada nel ridicolo. Timore non condiviso dai giornali di Rupert Murdoch, The Sun e il Times. «Il candidato conservatore è un uomo estremamente intelligente - ha scritto il secondo in un editoriale del 26 aprile - e le sue eccentricità dovrebbero essere ricordate per quello che sono. Essenzialmente inoffensive».