La sinistra chic vuole il vino per ricchi

Barbera rossa la trionferà. Il patron di Slow Food Carlo Petrini auspica rialzi dei prezzi: "Deprimente il Barolo sfuso a due euro"

Dicono sarà un’ottima annata. Purtroppo. Perché se davvero quest’anno avremo una grande vendemmia, con una produzione di vino che crescerà del 5% rispetto al 2009, superando persino i cugini-concorrenti francesi, significa che potremo brindare tutti.
Ma se brindiamo tutti, che gusto c’è?

Che gusto c’è a poter bere tutti meglio? A pensarci bene, nessuno. Almeno per i veri vignerons, per i gourmet più raffinati, per gli enogastro-chic... per quelli che il cibo e il vino li vogliono di qualità ma non di quantità, per pochi e non per tutti, «bio» ma non anche tuo, di lusso ma non di massa, quelli del «che bello stare a tavola ma solo con chi dico io»... Lo insegnano due-tre millenni di civiltà: le cose, più sono per pochi più sono ricercate. E quindi inevitabilmente più buone. Se sono alla portata di tutti, perdono «sapore». Da chic diventano cheap.

Così, che il 2010 si preannunci un’annata speciale, con tanto vino e di buona qualità, ai radical-food and wine la cosa non va giù. Confermando il pregiudizio che vuole i profeti dell’equo-solidale, del doc e del dop e del docg inutilmente snob, Carlo Petrini - padre-padrone del movimento Slow Food e maître à penser delle biodiversità - si è sonoramente lamentato su Repubblica del fatto che la prossima vendemmia sarà particolarmente ricca, «perché non farà che aumentare il processo di svendita del vino sfuso che è già in corso da più di un anno». Con il risultato - straziante per il profeta rosso della rivoluzione verde - che il Barolo sarà pagato due euro e mezzo al litro e il Barbaresco poco più di uno! Anzi, più precisamente: «Informandosi, non è difficile scoprire come il Barolo sfuso abbia raggiunto la deprimente quotazione di due euro e mezzo al litro, stesso prezzo che mi dicono spunti il Brunello 2005. Per non parlare di un vino a cui sono molto affezionato come il Barbaresco, che viene pagato la cifra folle di un euro o poco più. Una situazione insostenibile e ridicola», scrive Petrini asciugandosi le labbra da un’Ornellaia Imperiale 2005 dal deprimente costo di 4.320 euro a bottiglia. «Sono anni che predichiamo nel vento dicendo che le viti vanno piantate solo nelle zone ad alta vocazione evitando di aumentare a dismisura le superfici vitate. Tutto inutile. Il Barolo, il Barbaresco, il Brunello hanno raddoppiato le bottiglie in commercio nel giro di un decennio. L’Amarone è passato da quattro milioni di pezzi agli attuali sedici», è l’inebriato lamento di Petrini che, indifferente all’allargamento della fascia di consumatori, chiede di produrre meno, ma di miglior (o la stessa?) qualità.

Non c’è bisogno di essere sommelier per capire che l’interessato ragionamento di Petrini - uno che sembra aver fatto il percorso inverso di Russell Crowe in Un’ottima annata, da uomo capace di apprezzare i piccoli piaceri della vita ad astuto business-man - sappia di tappo. Ieri, sul Riformista, nemmeno su Primavera Missionaria, Chicco Testa, nemmeno Beppe Grillo, si è stupito della proposta avanzata da Petrini sulle colonne dell’house organ di Slow Food, la Repubblica, di fare come i francesi e ridurre la produzione di vino per tenere alti i prezzi (attenzione: non la qualità, che andrebbe bene, no proprio i prezzi): cosicché le bottiglie di quello buono se le possono comprare solo i ricchi. Titolo del pezzo: «La sinistra si batte per il vino caro».

Abbasso il comunismo vinicolo, Barbera rossa non la trionferà.
Già studente di Sociologia a Trento nel decennio caldo della contestazione (pessime annate), già militante del Partito Unità Proletaria, già fondatore di Slow Food (che ancora non si è capito bene se sia un’idea che sembra un business o un business che sembra un’idea), già gran consigliori eno-politilogo di Piero Fassino ai tempi del Pd, il «contadino del Partito» Carlo Petrini ha individuato il nuovo nemico della gauche au caviar: dopo i fertilizzanti, gli Ogm, il junk food, i ristoranti cinesi («praticano prezzi troppo economici... ma la qualità media dei cibi è modesta», e allora vorrà dire che verremo tutti a casa tua a mangiare il cappone di Morozzo e la provola delle Madonie, caro Carlo), le merendine, la birra in lattina e il prosciutto cotto in bustina, ecco l’ultima «portata» da evitare. No al Barolo a due euro al litro. Piuttosto, «meglio un po’ di grandine per ridurre le eccedenze».

Non c’è che dire. Un’ottima cazzata.