«La sinistra? Col prefetto è ancora più divisa»

«Qui abbiamo già un presidente, è mister Formigoni» scherza (ma non troppo) Mitt Romney, governatore del Massachusetts, quando i giornalisti gli chiedono se davvero vuole candidarsi a successore di Bush alla Casa Bianca. A Boston è appena stata firmata un'intesa tra la Lombardia e lo Stato del New England che impegna le parti «a una collaborazione, in particolare nei settori della sanità, della ricerca scientifica, dell'innovazione tecnologica, delle scienze umane e sociali, al fine di migliorare la competitività dei due territori». Romney sorride soddisfatto: «Siamo simili per vocazioni economiche, scientifiche e anche per lo stile di vita». Paragone lusinghiero, perché Boston può contare su perle come Harvard e Mit, tra le università più prestigiose, e su istituzioni sanitarie all'avanguardia nel mondo.
Questa è la prima missione della terza legislatura. La scelta degli Stati Uniti ha un significato particolare? Gli Usa saranno un partner privilegiato della Lombardia?
«Con questa missione abbiamo aperto una nuova fase nelle nostre relazioni internazionali, ancora più avanzata della precedente. Puntiamo a far crescere i settori strategici della Regione e per farlo siamo venuti a firmare accordi dai primi del mondo con queste competenze. E siamo stati accolti alla grande».
In che cosa consiste questa nuova fase?
«Ricerca e innovazione sono al primo punto del nostro programma di governo e le nostre missioni sono pensate con questo obiettivo. A Boston abbiamo firmato accordi su beni materiali e fattori strategici che sono la leva del mondo: il capitale umano, la conoscenza e il sapere. Continueremo anche nella vecchia tradizione delle missioni che hanno per obiettivo gli scambi produttivi e gli accordi per le piccole e medie imprese, ma la nostra priorità è portare in giro il sistema lombardo. Noi oggi qui non rappresentiamo solo l'istituzione politica, ma dodici università e i centri di eccellenza della Regione».
Quali impressioni ha potuto raccogliere su ciò che il governo italiano sta facendo per la ricerca e l'innovazione?
«Ho colto grande soddisfazione per quel che sta facendo la Lombardia. E anche se capiscono che l'Italia è un passo indietro, la Lombardia è la punta di diamante del Paese e di questa buona fama gode l'Italia intera. I nostri interventi sono stati apprezzati a livello politico, tecnico e sanitario».
Lei ha detto più volte che la sanità non è solo spesa ma fonte di ricchezza e di innovazione. Gli accordi appena siglati in che modo traducono questa visione politica?
«Abbiamo trovato conferma della nostra linea con tre accordi già partiti che riguardano l'Istituto Nazionali Tumori, il San Raffaele e il Policlinico. Seguiranno altri investimenti per far crescere la Lombardia come zona di riferimento nel mondo per la ricerca sanitaria. Vogliamo migliorare l'eccellenza dei nostri ospedali per i lombardi ma anche per attrarre dal resto del mondo malati che nella nostra Regione possano trovare concrete prospettive di guarigione».
La sanità è un settore particolarmente caldo e difficile per la sua giunta. È davvero tutto rientrato dopo la fine del caso Cè e il suo ritorno in giunta come assessore?
«Chi mi conosce sa che se ci fosse stata anche solo un'ombra di dubbio, mi sarei mosso in altre direzioni. Con le garanzie dei segretari politici, Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, si è ripreso a lavorare in piena collaborazione. Ho ottenuto quel che volevo: le garanzie che si va avanti su questa strada con la massima collaborazione e nel rispetto del programma».
Il ministro di Istruzione, Università e Ricerca è stata candidata da Berlusconi a sindaco di Milano. Le sembra una scelta nella direzione giusta? Ha qualche consiglio per Letizia Moratti?
«Ho già incontrato Letizia Moratti più volte e so che si impegna e si impegnerà moltissimo nei colloqui e nell'ascolto della città. È consapevole di dover incontrare decine di migliaia di persone, circoli e movimenti. Non sarà una campagna elettorale facile».
Il centrosinistra si prepara alle primarie, alle quali parteciperanno sia il prefetto Bruno Ferrante ma anche Dario Fo, Milly Moratti, Davide Corridore. Che cosa ne pensa?
«Credo che ci sarà da divertirsi, anche perché a questo punto la sinistra sarà ancora più divisa».
Qual è la sua opinione sulla lista Moratti?
«Se fa parte dell'accordo tra la Moratti e Berlusconi, non ho niente in contrario. La sfida di Milano è importante e non lesinerò il mio impegno».
Perché la lista Moratti sì e la lista Formigoni no?
«Sono due cose totalmente diverse. La mia non era una lista civica ma un fatto politico, si chiamava lista riformista per Formigoni e puntava all'allargamento della Casa delle libertà. È un'ipotesi lontana dalla lista civica Moratti di cui si discute».
E il progetto riformista di Formigoni è tramontato?
«Assolutamente no. I riformisti siamo noi con la nostra politica. Siamo riformisti nei fatti, nel modo in cui ci occupiamo dell'ambiente o nel modo in cui aiutiamo i cittadini a vivere meglio e a sfruttare nel modo migliore le opportunità. È lo spirito che ha animato anche questa missione a Boston, come le altre attività internazionali e non solo».
E una lista riformista per le politiche?
«Delle politiche parleremo un'altra volta».