La sinistra condanna la violenza Ma non quella contro la Lega

(...) e soprattutto a quei genovesi che mercoledì sera si trovavano a Piccapietra con l’unico scopo di fare gli ultimi regali in allegria, da parte nostra è massima e la rinnoviamo volentieri soprattutto noi che siamo invece abituati a forti silenzi. Se non ci fosse il rischio di essere fraintesi, verrebbe quasi da dire che per fortuna stavolta studenti, pseudostudenti, centrisocialisti e teppisti di professione hanno osato quello che non avrebbero dovuto osare. Hanno costretto il mondo politico, persino quello che li ha finora coccolati, a dire qualcosa contro le loro gesta.
L’elenco è lungo, ma vale la pena citare qualche intervento. Questa volta, con tempismo encomiabile, è arrivato il comunicato del presidente della Regione, Claudio Burlando, che poche ore prima aveva votato nel proprio bilancio una pioggia di soldi in favore dei centri sociali, negando invece i contributi agli oratori. Il tutto con la benedizione dell’Udc. Udc il cui leader ligure, Rosario Monteleone, ha subito fatto mettere nero su bianco la propria indignazione per gli scontri a Piccapietra, continuando però a tacere sulla scelta del suo partito di non votare, appena due giorni prima, l’ordine del giorno con il quale in Comune si dichiarava la condanna della violenza dei cortei anti Gelmini a Roma e persino la solidarietà alle forze dell’ordine.
In quell’occasione, tutta la maggioranza di centrosinistra a Tursi aveva bocciato la dichiarazione contro gli squadristi rossi. E almeno va dato atto a Marta Vincenzi, di essere rimasta coerente stavolta. Insieme ad Alessandro Repetto (che però ha il tempo di affidare a un comunicato stampa la notizia della scelta della Santa Messa di Natale a cui parteciperà), è l’unica rappresentante istituzionale a non aver fatto sentire la propria voce neppure adesso che i «bravi ragazzi» hanno scritto sui muri di Tursi: «Vincenzi crepa». Giorgio Guerello, presidente del consiglio comunale, ha invece «ceduto» e, dopo l’assalto al Secolo, stavolta ha accolto l’invito dei capigruppo del Pdl Matteo Campora e della Lega Alessio Piana a condannare la violenza, contrariamente a quanto fatto in precedenza.
Persino la Cgil ieri è intervenuta dopo aver «appreso degli incresciosi episodi che hanno coinvolto la sede del Decimonono, di alcuni uffici Cisl, del Comune di Genova e della Lega Nord». Il segretario generale della Camera di Lavoro di Genova Walter Fabiocchi e il segretario generale della Cgil Liguria Renzo Miroglio hanno ribadito che «tali episodi hanno come unico risultato quello di screditare mesi e mesi di impegnata e civile protesta che ha visto migliaia e migliaia di studenti manifestare in tutta Italia e nella nostra città contro le scellerate scelte del governo in materia di istruzione». Purtroppo il problema sembra solo quello del «danno» fatto al «movimento», ma è già un passo avanti. Un passo avanti, ad esempio, rispetto a quello di Andrea Orlando, che non perde l’occasione per procurare brutte figure al suo partito. Esponente della direzione nazionale del Pd, ha infatti confermato che il vero problema è il danno procurato ai contestatori, ma soprattutto ha dato la solidarietà solo «ai giornalisti del Secolo XIX e ai rappresentanti dei lavoratori della Cisl di Genova». Peggio riesce persino a fare il nuovo che avanza, Lorenzo Basso, segretario regionale, per il quale l’«intollerabile attacco di violenza» ha riguardato solo il quotidiano. E quelli della Lega Nord? Chissenefrega, sono nemici, ben gli sta. D’altra parte la violenza va condannata perché stavolta tra i bersagli ha colpito anche qualcuno di sbagliato, no?
Almeno il Psi ligure, per non far sentire la propria vicinanza alla Lega Nord, è stato capace di un capolavoro umoristico. Nel loro comunicato, gli eredi di sinistra del Garofano, hanno espresso solidarietà «al Secolo XIX, alla Cisl, alla Lega delle Cooperative, al Comune di Genova e al suo sindaco Marta Vincenzi». Un refuso? La «Lega delle Cooperative» è stata una svista? Macché. «La libertà di stampa, il movimento sindacale, la cooperazione, le istituzioni locali sono simbolo di libertà», insiste il comunicato, che ribadisce come «la grave azione teppistica non ha nulla a che vedere con il movimento studentesco». Movimento studentesco che peraltro è talmente lontano da certe azioni da non essersi dissociato in alcun modo da quanto accaduto in suo nome. Per dovere di cronaca, va registrato che una condanna senza precisazioni e distinguo è stata espressa da tutti gli esponenti di Pdl, Lega e La Destra in tutte le istituzioni. Ma analoghe prese di posizioni non sono estemporanee e uniche, come negli altri casi. Si direbbe che non fanno neppure notizia.
Intanto la polizia sta lavorando all’identificazione dei teppisti, come già accaduto in precedenza. Come già accaduto ad esempio quando gli stessi bravi ragazzi genovesi avevano dato l’assalto a stand televisivi in piazza De Ferrari, lanciato letame su due assessori, terrorizzato famiglie che pranzavano al Mc Donald’s con i bambini, assaltato la sede di Confindustria, danneggiato vetrine di negozi e filiali bancarie, usato violenza più volte contro tutti i genovesi con ripetuti cortei abusivi. In quei casi la politica non aveva mai detto una parola, in Comune neppure la sindaco aveva voluto prendere le distanze dai teppisti di fronte a un assessore presente in aula con la camicia dei vigili urbani perché la sua era stata resa olfattivamente «inutilizzabile». Dal sindacato dei giornalisti si erano piuttosto levate parole sdegnate contro gli inquirenti che chiedevano collaborazione per identificare i responsabili delle violenze, consentendo alla polizia di usare il materiale fotografico e le riprese video pubblicate su giornali e tv locali. Ora, gli stessi giornalisti raccolgono - in modo sacrosanto, vale la pena ripeterlo a scanso di incomprensioni - la solidarietà perché nel mirino degli stessi bravi ragazzi ci sono finiti loro anziché altri. E persino la sinistra, ha accennato a qualche presa di distanza.