La sinistra considera i no global più innocui della Mucca Carolina

Il Comune non chiede cauzioni per i danni, ma Rutelli a Roma fece versare a Lega e allevatori un miliardo per manifestare

(...) Oggi verrà firmata l’ordinanza del sindaco, ma già ieri sui parabrezza delle auto posteggiate lungo quello che sarà il percorso del corteo erano comparsi i biglietti lasciati dalla polizia municipale. La questura ha preteso di far sgomberare completamente le strade da tutto quello che può servire ai «pacifisti» per esprimere democraticamente il loro dissenso. E sabato mattina chi non toglierà l’auto o la moto se la vedrà portare via con il carro attrezzi.
Dietro le ottimistiche dichiarazioni di facciata si nasconde dunque la consapevolezza dei gravi rischi che corre Genova. Ma, naturalmente, occorre negare tutto. Anche la possibilità di chiedere una cauzione. Giorgio Bornacin e Gianni Plinio di An rilanciano la loro proposta di far presentare dagli organizzatori una fidejussione di un milione di euro a garanzia di eventuali danni, ma l’assessore comunale Paolo Striano spiega che non si può perché «non viene messa a disposizione dei manifestanti alcun bene pubblico». A parte la città e i cittadini, naturalmente. E comunque la giunta Vincenzi su questo viene smentita con i fatti dai suoi stessi compagni di coalizione visto che, fanno notare Plinio e Bornacin, «Francesco Rutelli, da sindaco di Roma, nel 1999 condizionò il via libera a una manifestazione della Lega Nord al versamento di una cauzione di un miliardo di lire». Erano in vigore la stessa costituzione e gli stessi diritti democratici di oggi, ma la sinistra evidentemente ritiene più pericolosi la Mucca Carolina e i Cobas del latte rispetto ai pacifisti che già devastarono Genova e i teppisti da stadio convocati per sabato da Luca Casarini.
E a proposito di «convocazione», le fila dei manifestanti sembrano decisamente ingrossarsi, persino oltre le aspettative visto che la sinistra radicale chiede formalmente al ministro dell’Interno Giuliano Amato un incontro per ottenere treni speciali e prezzi politici per chi arriverà a Genova sabato. Una decisione totalmente opposta viene invece chiesta al ministro da Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del Movimento Giovani Padani, che auspica la chiusura della città a fronte del rischio di violenze. E chi, pur non essendo certo tacciabile di simpatie di centrodestra, esplicitamente teme scontri di piazza è la comunità di Sant’Egidio, che addirittura convoca una giornata di preghiera contro la violenza per domani sera alle 19.30 presso la Basilica dell’Annunziata. L’invito ai cittadini è infatti quello di riunirsi in preghiera «davanti alla possibilità di nuovi scontri, che potrebbero riguardare anche la città di Genova». Conferma di quello che «gira» su internet o persino nelle scuole. In un liceo di Firenze è comparso uno striscione con la scritta «Tutti a Genova non per odio ma per dignità» firmato da Azione Proletaria con la stella a cinque punte delle Brigate Rosse. A fronte di chi lascia i propri aderenti liberi di scegliere se partecipare alle manifestazioni, ci sono anche centri sociali che sui loro siti lanciano il grido di battaglia «Genova brucia ancora».
Tutto il fine settimana è peraltro denso di appuntamenti politici che vedono convocati a Genova tutte le ali più radicali della sinistra. Domenica alle 10, presso il teatro Verdi di Sestri Ponente, è infatti in programma la conferenza organizzata dai Circoli Operai di Lotta Comunista dal titolo «La prima battaglia di una nuova epoca», in occasione del 90° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. E a proposito di coincidenze storiche, c’è anche chi ha fatto notare che il 16 novembre, il giorno prima della manifestazione di Genova, sarà il quarantesimo anniversario della rivolta studentesca alla Cattolica di Milano che, sotto la guida di Mario Capanna, diede il via al Sessantotto. Nella speranza che i timori del 17 novembre siano solo superstizione.