La sinistra costringe Rapallo all’agonia

Paola Setti

Dice che lui se ne fa un baffo, della mozione di sfiducia. Perché tanto «passerò le consegne al commissario per qualche mese, ma tornerò dopo le elezioni». E perché mica è così convinto, Armando Ezio Capurro, che alla fine tutti e 12 quelli che hanno annunciato di farlo voteranno davvero contro di lui in consiglio comunale, lasciandolo con una minoranza di nove consiglieri: «Non mi pare scontato». Chi lo conosce un po’ avverte che la strategia è questa: da qui e per 20 giorni, termine ultimo per la convocazione dell’assemblea della sfiducia chiesta ieri in via ufficiale, il sindaco di Rapallo cercherà di convincere alcuni degli esponenti di opposizione a saltare sul suo carro, forse facendo leva sui loro punti deboli, certo facendo sapere quel che ha già ripetuto nei giorni scorsi: «Senza di me non si vince e chi non sta con me perde». «Che ci provi, è un rischio che corriamo volentieri» ribatte Roberto Bagnasco di Forza italia. Di più, Capurro cercherà, lo ha già fatto, di far passare nell’opinione pubblica il messaggio che non di crisi politica si tratta qui, ma di un complotto ai danni suoi e della sua famiglia, e infatti fra le motivazioni di chi vuol togliergli la fascia di primo cittadino Capurro cita l’esposto alla Procura presentato da Andrea Pescino a nome del Comitato partecipazione popolare 9 aprile: «Pescino è il braccio, altri la mente. Sono infastiditi dal nuovo piano urbanistico».
Così, in città è iniziata la stagione dei veleni. C’è chi sospetta che Pescino, volente o nolente, sia diventato in realtà una pedina dello stesso Capurro, là dove il sindaco cercherebbe di coprire con un polverone giudiziario una crisi politico-amministrativa che dura ormai da un anno. E ai detrattori del primo cittadino càpitano strani episodi. Francesco Errico il capogruppo della lista Il Gabbiano, per dire. Domenica mattina andava a comprare i giornali e ha incontrato Capurro a braccetto con la moglie. La signora lo ha avvicinato chiedendogli il numero di Pescino. «Ma io Pescino non lo conosco» ha ribattuto lui sconcertato dalla domanda. «Ah, lei e Pescino non siete amici?». «No, e poi guardi, son tornato venerdì scorso dalle ferie». «Beato lei che ha fatto le ferie, noi qui siamo oggetto di una campagna diffamatoria sui giornali». «Io non credo che Capurro volesse davvero chiamare Pescino - spiega Errico -. L’ho vissuto più come una sorta di avvertimento. E invece noi con Pescino non abbiamo nulla a che fare. Anzi, mi preoccupa che adesso Capurro voglia far credere che si tratta di un complotto controdi lui».
E dire che la lunga agonia si sarebbe potuta evitare. Aldo Piccardo il capogruppo di Forza Italia lo aveva proposto subito, sabato scorso, quando in 12 avevano sottoscritto la sfiducia: «Dimettiamoci in massa ora, così la giunta decadrà immediatamente e non dovremo aspettare il consiglio comunale». Ma i consiglieri di centrosinistra, Riccardo Cecconi di Rifondazione comunista, Nicola Costa della Lista Costa e Mariella Gerbi dei Ds hanno risposto picche, il primo, Cecconi, più per adeguarsi alla linea degli alleati che per convinzione. «A Capurro abbiamo sempre rimproverato, fra l’altro, il mancato confronto con il consiglio comunale - giustifica Alessio Cuneo il segretario della Quercia a Rapallo -. Quindi adesso è giusto fare un dibattito in aula». E sì che proprio i Ds solo il giorno prima avevano di nuovo attaccato il sindaco, giudicando «inopportuna» la nomina a presidente dei revisori dei conti di Paolo Covre, fratello di Giovanni, in maggioranza con il Circolo Via della Libertà 61 di Capurro. Ieri An ha chiesto una soluzione rapida della crisi. Hai voglia.