Sinistra creativa sul «fine vita» per scavalcare il Parlamento

Che noia attendere le lungaggini del Parlamento quando a casa propria si può prendere la scorciatoia. Appena il dibattito sulla «dolce morte» è finito dentro i municipi delle città rosse, dalla teoria si è passati ai fatti. A Vicenza si sono inventati una commissione di esperti per l’istituzione di un «registro delle dichiarazioni anticipate delle volontà relative ai trattamenti sanitari». Locuzione attorcigliata per dire testamento biologico: la possibilità che i cittadini possano mettere nero su bianco, in un documento custodito all’Anagrafe del Comune, l’intenzione di rifiutare o no il mantenimento in vita per nutrizione e idratazione dall’esterno in caso di patologie terminali. Insomma, i tecnici vicentini (la commissione è composta da funzionari dell’ente, avvocati e dirigenti dei servizi sociali, ma non da medici o scienziati) si stanno portando avanti: per favore, diteci adesso cosa fareste voi se vi trovaste nelle condizioni della povera Eluana Englaro. Poi si vedrà.
E pensare che il sindaco di centrosinistra Achille Variati s’era dichiarato «contrario», salvo assecondare quanto stabilito in assemblea. Tuttavia la mozione - fatta passare sul filo della maggioranza con Pdl, Lega Nord e Udc fuori dall’aula a protestare - proviene proprio dalla lista che porta il suo nome, dai democratici e da altri movimenti di «area». Sullo sfondo c’è una petizione per conto della cellula locale dell’associazione Coscioni, in cui si fa esplicito riferimento ai precedenti Englaro e Welby. C’è pure chi, la consigliera Lorella Baccarin, arruola come testimonial per la causa nientemeno che Papa Giovanni Paolo II: «Il nostro amato ha liberamente scelto di fermare le cure che lo tenevano in vita, scegliendo per il non accanimento terapeutico... ». Revisionismi.
In Veneto, l’avanzata delle norme fai-da-te sul fine vita passa anche da Padova. Dove sta per essere discussa la mozione targata Sinistra e libertà, forza dell’ultrasinistra che in giunta Zanonato ha piazzato il presidente regionale Arcigay, Alessandro Zan. Il Pd segue a ruota e nomina un gruppo di «saggi» col compito di studiare una posizione condivisa quando ci sarà da litigare in consiglio. D’altronde in assenza di una legge nazionale occorre arrangiarsi, e in fretta. Prima che qualcuno faccia chiarezza: tenere un elenco sui «sì» e i «no» al biotestamento non spetta ai sindaci. I moderati si sgolano, il fronte laicista insiste: «Muoviamoci, pensiamo alle altre Eluana... ».
Appunto. La creatività viaggia veloce. In venti città il sondaggio su «chi vuol staccare la spina» è già istituzionalizzato, in altre 50 il blitz è alle porte. Le prossime città da conquistare? Perugia e Terni. Il confine tra la vita e la morte oggi sta in una delibera. Come sulle strisce blu.
giacomo.susca@ilgiornale.it