La sinistra dà ragione al Cavaliere

Ci tocca di vedere anche questo: di vedere cioè una sinistra che dopo aver per anni attribuito a Silvio Berlusconi peccati di vittimismo ipocrita e di allarmismo infondato, dopo averlo presentato al colto e all’inclita come il Gran Bugiardo della politica italiana, adesso attesta, nei fatti, che aveva ragione lui. O che, se aveva torto, quel torto spetta in eguale misura a chi con infaticabile zelo l’accusava.
Tre temi - al di là e al di fuori di quelli economici o di politica internazionale - tornavano con frequenza negli interventi polemici del Cavaliere. Il tema del settarismo di una parte della magistratura, e in particolare della sua componente più esibizionista e ideologicamente marchiata; il tema di avvenuti o temuti brogli e anomalie, a danno di Forza Italia, in qualche consultazione elettorale; il tema di un uso spregiudicato del mezzo televisivo - Berlusconi usò il termine «criminoso», sicuramente eccessivo - da parte di noti o meno noti «conduttori». Per questo batti e ribatti, Berlusconi era stato sommerso da una valanga di insulti, sarcasmi, a volte perfino minacce. Ma come si permetteva di sollevare dubbi sull’imparzialità delle italiche toghe, inappuntabili ed equilibratissime, anche quelle che applaudivano i processi e le esecuzioni sulla pubblica piazza praticati nella Cina maoista? Ma come si permetteva d’avanzare sospetti sui risultati delle consultazioni popolari? Ma come si permetteva di lanciare editti bulgari contro giornalisti e cabarettisti di fulgido talento e di ammirevole tempra morale?
Devo confessare che alcuni degli addebiti mossi al Cavaliere m’erano parsi, se non del tutto provati, almeno sufficientemente fondati. Ritenevo e ritengo che, tra le innumerevoli magagne della nostra vita pubblica, la attendibilità delle elezioni fosse uno dei pochi rivendicabili meriti, che molti magistrati svolgano al meglio, date le condizioni di disagio, il loro lavoro, e che convenisse sorvolare sulle prediche ossessionatamente antiberlusconiane provenienti da svariate tribune televisive. Ma peccavo di troppa severità nei confronti di Berlusconi. A quanto pare la sua diagnosi era impeccabile. E non lo dico io che non conto, non lo dice lui il «piangina», lo dicono coloro che pretendevano di metterlo alla gogna.
La magistratura? I suoi più strenui sostenitori si danno uno dopo l’altro alla latitanza per la semplice ragione che gli avvisi di garanzia e le «esternazioni» adesso colpiscono anche la sinistra. Allora la Forleo e il De Magistris, tanto per fare un paio di nomi, non sono più campioni d’ogni virtù, diventano cattivi soggetti asserviti a chissà quali interessi e covanti strane e probabilmente torbide mire. I brogli? Ma a quanto pare l’Italia ne è piena, e proprio a sinistra. Se Rosy Bindi esorta a vigilare sull’andamento delle primarie del partito democratico, temendo inquinamenti, quel simpaticone di Marco Rizzo sfodera presunte prove dei giochetti loschi avvenuti nella consultazione sindacale per il welfare, e i duri e puri della Fiom tuonano contro un esito che a loro avviso è profondamente adulterato.
La televisione? Michele Santoro, difeso a spada tratta e omaggiato come genio dalla intellighenzia di sinistra finché si limitava a sollecitare le pulsioni d’un assemblearismo distruttivo e finché infieriva sulla reazione in agguato e sul suo «líder máximo», adesso è trattato con sospetto. Per l’imperdonabile colpa di voler un po’ approfondire i contenuti del suo programma, e di rivelare così - gli piaccia o no - che la presunta maggioranza e la cosiddetta coalizione di governo includono uomini, abitudini, vezzi e vizi appartenenti alla peggiore tradizione politica. Alla sinistra piace molto fustigare, gode se può atteggiarsi a paladina della moralità e dell’austerità. Molto meno le piace essere fustigata, e quando è colta con le mani nella marmellata reagisce stizzosa. Cercando d’imitare il Cavaliere, ma lui è più bravo.
Mario Cervi