Sinistra debole costretta a civettare con i no-global

Ruggero Guarini

L’oscena sommossa di Milano dimostra che il vero problema di questo paese non è la forza dei cosiddetti «poteri forti». È la loro debolezza. Può dirsi forte una coalizione politica che pur di rosicchiare qualche voto è disposta a civettare coi teppisti dei Centri Sociali? Una sinistra che mentre sbandiera le sue ambizioni governative non riesce a governare nemmeno le squallide bande di squadristi spaccatutto che lei mantiene da anni, a spese dei contribuenti, in quelle fabbriche di sediziosi che sono i loro ostelli? Un ceto intellettuale che per difendere le posizioni di privilegio conquistate servendo fedelmente gli interessi dei suoi referenti politici non esita a frascheggiare con le forme più irresponsabili di ribellismo sociale? Una magistratura così accecata dal sogno di liquidare il Cavaliere e i suoi elettori nei tribunali da considerare ormai superfluo arrestare i veri criminali, specialmente se delinquono al servizio della loro stessa Causa? Un capitalismo industriale e finanziario così terrorizzato dall’idea che gli italiani possano rispedire all’opposizione i suoi partiti di fiducia da preferire un governo nobilitato dalla presenza di qualche simpatico energumeno dell’antiglobalismo armato?
Evidente è la debolezza di ognuno dei pezzi di questa ributtante frittura mista. Un’impressione di forza essi riescono a darla soltanto mediante la loro incestuosa alleanza: un’ammucchiata che oggi può mettere in campo sciami di intellettuali specializzati nell’ininterrotto riciclaggio degli avanzi della vecchia zuppa comunista, falangi di professori impegnati nella trasformazione della scuola in un’industria dell’odio, plotoni di magistrati decisi a mostrare i loro muscoli politici tentando di sfasciare i governi eletti dal popolo, pattuglie di sindacalisti dèditi al sabotaggio dell’economia mediante raffiche di scioperi politici, armate di giornalisti votati alla diffusione della menzogna, torme di teletribuni abbagliati dal miraggio di un teleprocesso perpetuo, stormi di letterati di regime atterriti dall’idea di doversi rassegnare a vivere e forse persino a morire nell’èra del Cavaliere, armenti di star politicamente corrette del cinema e del teatro assistite e finanziate coi quattrini del contribuente, mazzi di similartisti foraggiati dalle istituzioni per sfregiare con le loro simil-opere le piazze, i musei e i monumenti d’Italia, turbe di rocchettari col pallino del messaggio utopico, cataste di funzionari e di guitti di ogni ramo dell’industria dell’entertainment animati da potenti impulsi messianici, nugoli di stilisti e di top model con l’uzzolo dell’impegno umanitario, falangi di preti, frati e suorine d’assalto in guerra col capitalismo, mandrie di pellegrini del turismo antiglobale, frotte di vandali afflitti dalle ingiustizie sociali, cricche di facinorosi sfaccendati acquartierati in alloggi pubblici in cui ci si prepara a salvare l’Uomo e la Terra nell’èra dell’Imperialismo globale sferrando una serie di guerricciole urbane a base di teste spaccate, vetrine infrante, vetture incendiate, città devastate e poliziotti in galera, infine lobby di finanzieri e industriali falliti disperatamente aggrappati alla ciambella del capitalismo assistito...
È a questa immensa combriccola di parassiti che il 9 aprile l’Italia per bene dovrà impartire una sonora lezione.
guarini.r@virgilio.it