La sinistra deraglia sul Terzo valico

Ferruccio Repetti

Il centrosinistra deraglia rovinosamente sul Terzo valico, a sua volta fatto deragliare due giorni fa, altrettanto disastrosamente, da Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture - soprattutto di quelle che non si fanno - nel corso della sua visita pastorale a Genova. Ieri, di fronte alla bocciatura «senza se e senza ma» manifestata dal rappresentante di governo - della serie: «bambole non c’è una lira, e nianche euri, il Terzo valico non c’azzecca» -, si è fatto sentire il presidente della Provincia Alessandro Repetto con un appello forte e chiaro a Romano Prodi: la nuova linea ferroviaria oltreappennino, questo il senso dell’istanza di Repetto, non può non essere realizzata, pena pesantissime conseguenze sull’economia locale e nazionale. In questo senso, il capo della giunta di Palazzo Spinola ha assunto una posizione nettamente distinta da quella del vertice della Regione che, di fronte alle dichiarazioni-capestro di Di Pietro, si è limitato cortesemente a sorridere (ma senza genuflettersi), mentre i suoi assessori masticavano amaro. E pensare che, solo poche settimane fa, lo stesso Claudio Burlando e compagni avevano dato per acquisita la indispensabilità del Terzo valico e, soprattutto, la sua definitiva realizzazione. Adesso, invece, ai sensi della migliore tradizione bolscevica, «ci dicono che non è vero, e non ci possiamo proprio lamentare».
E allora, via libera alla fantasia creativa per trovare una via d’uscita che salvi la faccia con gli elettori. Le idee si rincorrono, e chissenefrega se vanno a pescare, magari, nell’orto del centrodestra, dei leghisti in particolare e dei più convinti fautori del federalismo fiscale che da anni vengono dileggiati dalla sinistra quando parlano di «autonomia finanziaria dei porti». Sentire, per credere, la pensata dell’assessore regionale ai Trasporti, Luigi Merlo, che vuole risolvere il problema dei soldi (presunti mancanti) per la linea ad alta capacità Genova-Milano ricorrendo «ai milioni di euro all’anno attualmente incassati dallo Stato» e provenienti da Iva, diritti doganali e balzelli vari a carico degli operatori dello shipping. Una fetta di torta che ammonta, per quanto riguarda Genova, a oltre mille milioni di euro, poco più di un centesimo dei quali torna da Roma sotto la Lanterna! «L’autonomia finanziaria dei porti - è la geniale scoperta di Merlo - consentirebbe di far rimanere in Liguria milioni di euro ogni anno. E quindi, permetterebbe all’Autorità portuale di realizzare da sola il Terzo valico». Potenza del pensiero! E che dire allora dell’altra pensata immaginifica dell’assessore all’Urbanistica, il diessino Carlo Ruggeri, sposata subito dal collega Merlo, e riguardante l’aumento dei pedaggi autostradali nel fine settimana per migliorare i servizi e sbloccare i lavori, (...)