La sinistra ds: «Politici spreconi Si possono tagliare 6 miliardi»

Salvi, Villone e Spini attaccano anche il premier: «Ha moltiplicato i posti per accontentare tutti»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Tagliare di 6 miliardi di euro gli sprechi di Politica spa, il carrozzone che ruota intorno a Parlamento, Regioni e altri enti locali, e reperire subito 4 miliardi di risorse che la Finanziaria ha negato a settori importanti della società. È l’obiettivo che si sono posti tre esponenti della sinistra Ds (Cesare Salvi, Massimo Villone e Valdo Spini) presentando tre disegni di legge finalizzati a limitare gli sprechi della partitocrazia.
Salvi e Villone non sono nuovi della materia: l’anno scorso hanno pubblicato un volume, intitolato I costi della democrazia, per descrivere il proliferare degli sperperi e del clientelismo nell’amministrazione della cosa pubblica. Un appello reiterato lo scorso 30 settembre sul manifesto dove i due senatori avevano elencato alcune tematiche che la Finanziaria avrebbe dovuto prendere in esame relativamente ai tagli di spesa.
Questa serie di suggerimenti si è formalizzata nelle tre proposte enunciate ieri. La prima è un ddl costituzionale che ha l’intento di ridurre il numero dei parlamentari da oltre mille a 600 (400 deputati e 200 senatori), limitare a solo 40 esponenti i componenti del governo compresi viceministri e sottosegretari (a fronte degli attuali 102) e sopprimere organi come il Cnel e istituzioni come le Province limitando contestualmente il numero dei consiglieri regionali. «L’impazzimento c’è stato all’inizio, quando venne fatto un nuovo decreto legge per spostare le competenze in base a come si erano divisi i posti», ha ricordato con rammarico Salvi riferendosi al premier e sottolineando che «si disse che era necessario perché c’erano troppi partiti ma la parte del leone la fecero Ds e Margherita».
Gli altri due disegni di legge ordinaria potrebbero essere inseriti in Finanziaria attraverso emendamenti che saranno presentati in commissione Bilancio al Senato. Il primo ddl riguarda la soppressione di enti inutili e la limitazione dei costi impropri della politica. Gli esempi concreti sono rappresentati da società come Sviluppo Italia e da Authority come quella per l’energia e l’Isvap. Oltre alla riduzione dei componenti dei consigli di amministrazione delle società pubbliche si fissa un tetto agli stipendi: 250mila euro lordi annui pari alla retribuzione del primo presidente della Corte di cassazione. Il secondo ddl, invece, fissa nuovi metodi per il finanziamento pubblico dei partiti: non più rimborsi proporzionali al numero degli elettori, ma calcolati in base ai votanti e alla effettiva rappresentatività (almeno due deputati e un senatore a livello regionale). «Avremmo un risparmio di 4 miliardi di euro che potrebbero essere impiegati per la ricerca, i ticket e i precari della pubblica amministrazione», ha concluso Massimo Villone.