La sinistra e il razzismo da bottega

Adesso, quando si dubita che le ruspe possano cancellare completamente lo scempio delle ville abusive, perché per parecchi fabbricati illegali già si è messo in moto il meccanismo dei ricorsi in carta bollata, i responsabili del Parco Sud affermano di aver saputo della questione soltanto da poco e di aver attivato «tempestivamente» le denunce di rito. È curioso, ma già un anno fa proprio il Giornale aveva denunciato il caso e non c’era nessun segreto perché le ville con giardino non sono sotterranee, ma sono illuminate dal sole. Sono anche vistose: come mai, anche ammettendo che nessuno dei dirigenti della Provincia legga i giornali, le costruzioni sono sfuggite alla polizia provinciale che dovrebbe vigilare sul Parco? Questo sì che è un mistero, un affare sotterraneo. Un giallo, se volete, capace di legittimare pensieri maliziosi sulle possibili relazioni fra inerzia amministrativa e pregiudizi politico-ideologici. Il presidente del Parco, Bruna Brambilla, è assessore nella giunta di sinistra che governa la Provincia, la giunta di Filippo Penati. Questa amministrazione fa un uso demagogico e troppo elastico della parola «solidarietà» e si è eletta a paladina dei «rom» che hanno occupato e preoccupato alcune aree della periferia milanese, suscitando allarme e tensione fra i residenti. Quando i campi dei «rom» sono stati sgomberati, la Provincia ha profuso fondi per sistemare gli abusivi, per i quali sono state trovate le case in affitto. È comprensibile che la notizia sugli abusi edilizi commessi da «rom» abbia creato imbarazzo, perché spazzava la retorica buonista che vede i nomadi sempre e comunque come vittime presunte. Se a realizzare le ville fossero stati «padroncini» o bottegai milanesi, si sarebbe scatenata una cagnara socialrazzista, tendente a dimostrare come e quanto siano protervi e irrispettosi del bene comune gli esponenti della «razza bottegaia». Si sarebbe scomodata anche l’antropologia criminale e si sarebbe richiesto non l’intervento delle ruspe per spianare i fabbricati abusivi, ma quello dell’artiglieria. Invece è andata come sappiamo. Per questa volta la realtà si è imposta sulla retorica. Ha inciso, e quanto, l’imbarazzo politico sul ritardo con il quale il caso è stato denunciato dagli organismi ufficiali? Forse questo pensiero è malizioso, ma non è facile rimuoverlo.