Sinistra e sindacati attaccano sul Welfare

Rifondazione e confederali giudicano insufficienti i due miliardi e mezzo offerti da Padoa-Schioppa per la previdenza: «Sta prendendo tempo»

da Roma

Tommaso Padoa-Schioppa promette ai sindacati 2 miliardi e mezzo di euro per il welfare, ed esclude «modifiche sostanziali» per le pensioni. Ma né Cgil-Cisl-Uil, né Rifondazione comunista, ritengono sufficiente la somma: due terzi del «tesoretto» da 10 miliardi di euro, dice il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero, devono andare al sociale. Non solo. I sindacati attaccano il governo, accusato di prendere tempo sul contratto del pubblico impiego: «L’accordo è stato fatto - afferma il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani - ora il governo deve mettere in campo le risorse, altrimenti fa una figuraccia». E sempre sul contratto degli statali giunge l’accusa di Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello: i due parlamentari di Forza Italia sostengono che c’è stato un accordo segreto fra governo e sindacati per concedere aumenti superiori al 4,4% «ufficiale».
Welfare, l’offerta di Tps. In una riunione a palazzo Chigi, il ministro dell’Economia mette sul tavolo della concertazione due miliardi e mezzo di euro in quattro aree di welfare: malattia, disoccupazione, vecchiaia e povertà. Ma Padoa-Schioppa precisa che l’Italia «affronta in modo adeguato vecchiaia e malattia», dunque le risorse vanno a sostegno della povertà e degli ammortizzatori sociali. Nei piani del ministro, dei 10 miliardi di extra-gettito sette miliardi e mezzo andranno al risanamento finanziario e i restanti 2,5 miliardi al welfare. Una suddivisione che non piace ai sindacati. La giudicano insufficiente. Scontro aperto, poi, sulle pensioni. Padoa dice: le riforme ci sono già state, la Dini e la Maroni, e si devono fare solo «aggiustamenti». Ribatte il segretario confederale della Uil Domenico Proietti: «Se mettere due miliardi e mezzo per tutti gli obiettivi significa lasciare intatto lo scalone pensionistico il sindacato è pronto allo sciopero generale». Né entusiasmano i sindacati le aperture di Padoa-Schioppa alla riforma del primo livello di contrattazione, quello nazionale, per lasciar spazio agli incentivi nella contrattazione di secondo livello. Un progetto che invece convince la Confindustria: «Da anni chiediamo la riforma del modello contrattuale», dice il direttore generale Maurizio Beretta.
Statali, accordo segreto? Il fronte sindacale resta agitato anche nel pubblico impiego. Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani invita al governo di «mettersi d’accordo con se stesso: ha fatto l’accordo e adesso deve mettere in campo le risorse; se non lo fa, non ci fa una bella figura». La vertenza è sospesa, «la faccenda è nelle mani di Prodi», spiega il segretario confederale Cisl Gianna Baratta. Sul governo piovono poi le accuse di Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello: secondo i due parlamentari di Forza Italia, il ministro Nicolais e il sottosegretario Sartor avrebbero raggiunto un accordo parallelo coi sindacati per concedere aumenti medi «non inferiori ai 101 euro». L’incremento è infatti superiore all’obiettivo «ufficiale» di aumenti salariali del 4,4%, pari a 90-95 euro.