La sinistra fa da padrona alla Rai Ma si spacca anche su Santoro

&quot;Annozero&quot;, il programma tv di Santoro, riapre i battenti e parte a testa bassa sulle unioni di fatto. Il ministro Mastella abbandona lo studio dopo l'ennesima provocazione. Intanto oggi a Roma c'è la manifestazione dei gay: <strong><a href="/a.pic1?ID=162709">tre ministri in piazza</a></strong><br />

Roma - Non appena sente la parola «froci» uscire dalla bocca del vignettista Vauro, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, balza dalla sedia, si avvicina concitato al conduttore Michele Santoro, gli stringe la mano e se ne va dallo studio.
Si era capito fin dall’inizio che quella sedia era la graticola sulla quale Santoro intendeva friggere in diretta il Guardasigilli, che per un bel po’ ha resistito a muso duro alle frecciate del conduttore poi, quando ha capito che la discussione degenerava, ha preferito ritirarsi. Annozero riapre i battenti per la nuova serie e parte a testa bassa su un argomento che di tutto aveva bisogno tranne che dello stile da guastatore di Santoro, i Dico. Oggi a Roma ci sarà la manifestazione delle organizzazioni omosessuali, cui prenderanno parte ministri e rappresentanti di una maggioranza spaccata su questo fronte. Una ferita interna al centrosinistra che si è allargata alla piazza e sta dividendo il Paese, ravvivando polemiche tra laici e cattolici, omosessuali ed eterosessuali, buoni e cattivi.
Invece di affidarsi ad una riflessione pacata, Santoro decide di gettare benzina sul fuoco e manda in onda un ampio servizio sul Gay pride di Roma con primi piani di tette e sederi di drag queen e lingue in bocca. In alcuni punti sembra il video Relax di Frankie goes to Hollywood.

Santoro dichiara che il suo è un intento provocatorio. Poi propone un confronto tra Mastella ed un giovane omosessuale che spiega civilmente le sue ragioni al ministro. Santoro però si intromette, stuzzica il Guardasigilli lo innervosisce e Mastella sbotta «ma lei mi vuol far passare per cretino». Poi quando Vauro tira fuori la vignetta che lo rappresenta mentre dice «Sapevo, fino ad oggi, di essere in una trasmissione di pericolosi comunisti ora so anche che si tratta di comunisti froci», Mastella abbandona lo studio. Santoro s’infuria e spara un sermone a metà tra Pippo Baudo e Celentano. «La cosa di cui davvero non se ne può più è l’arroganza di questi politici che se ne vanno senza nemmeno ascoltare che cosa gli altri stanno dicendo. Non me ne frega niente. Cacciatemi. Questi signori della politica devono abituarsi, accettare di confrontarsi anche con chi ha idee diverse e starli a sentire».

E anche sul caso Santoro la maggioranza si divide. L’Udeur si stringe intorno al suo leader, il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, pur ammettendo di non aver visto la trasmissione, difende Santoro, «non è un aggressore», e attacca gli alleati: «Mi preoccupa l’assordante silenzio del centrosinistra verso il fiorire di attacchi a Santoro». Il prodiano dell’Ulivo Franco Monaco, definisce Annozero un programma «confezionato allo scopo di sabotare i Dico, non fare informazione ma dare immagini-shock e sollevare polemiche». Telefonate di solidarietà a Mastella sarebbero arrivate da Rutelli e Amato.

Dal centrodestra il presidente della Commissione di Vigilanza, Mario Landolfi di An, chiede al presidente della Rai, Claudio Petruccioli e al direttore generale Claudio Cappon di intervenire in Commissione sul caso Annozero e definisce Mastella «vittima di un autentico agguato mediatico». Cappon ha convocato Antonio Marano e Michele Santoro per i prossimi giorni, richiamando tutti «ai principi di imparzialità e completezza dell’informazione nel servizio pubblico e alla necessità che tutti i suoi protagonisti si attengano ai precisi obblighi contrattuali nella rappresentazione di posizioni personali».
Cauto il commento del portavoce di Prodi, Silvio Sircana: «chi ha in mano una trasmissione che fa dieci milioni di ascolto ha molto più potere di qualsiasi parlamentare», osserva Sircana che poi si augura che non ci sia arroganza da parte di nessuno. Santoro respinge le accuse e chiede di essere difeso dalla sua azienda. «Siamo stati corretti: il servizio pubblico, è servizio verso il pubblico e non verso i partiti».