La sinistra fa le valigie Marone firma l’impresa

Dopo un quarto di secolo sembrava difficile estirpare l’egemonia Ds Il primo cittadino: «Adesso basta clientele»

A metà scrutinio i sostenitori di Emilia Zoppè, sindaco uscente del centrosinistra di Garbagnate Milanese, ancora speravano di farcela. A recuperare lo scarto del primo turno, nel quale l’Unione aveva ottenuto il 39,8 per cento, contro il 44,1 andato alla Casa delle libertà. Poi invece la pioggia fredda e il concretizzarsi della profezia di Leonardo Marone, candidato azzurro. «La Zoppè - aveva detto - sta già preparando le valigie». E così è stato. Quando anche l’ultima scheda è stata scrutinata una delle “roccaforti rosse” dell’hinterland milanese ha cambiato colore. Leonardo Marone è stato eletto sindaco con il 51,5% dei consensi, contro il 48,7 andato all’avversario. Una vittoria tutto sommato sul filo di lana, con uno scarto di circa 400 voti a fronte degli oltre 13mila espressi. «Abbiamo combattuto una battaglia difficile e importante in una città dove l’egemonia dei Ds era difficile da estirpare - ha dichiarato Marone -; Garbagnate Milanese da 25 anni ha avuto sempre giunte “rosse”; la vittoria in questa particolare cittadella vale il doppio». Nella battaglia per il ballottaggio, il candidato del centrodestra ha potuto contare anche sull’appoggio di Domenico Micalizzi, ex consigliere comunale della Margherita che al primo turno aveva ottenuto il 7% dei voti. Sull’altro fronte invece la Zoppè aveva trovato il sostegno soltanto della Lista di Pietro con il suo 4%. «La differenza l’ha fatta il modo di amministrare di questa, come delle altre giunte di centrosinistra - ha sottolineato il nuovo sindaco -; cinque anni di malgoverno privo di partecipazione democratica, caratterizzato da clientele e favoritismi con gli amici degli amici sempre in Comune». Ma non solo. «Prima delle elezioni abbiamo denunciato alla Procura una gestione contabile dell’azienda pubblica del gas degenerata, dove gli insoluti sono arrivati da un miliardo e 600 milioni del 1999 a circa 6 miliardi del 2001». Insomma una città dove pur di rimanere al potere, garantendosi una platea di voti, la giunta di centrosinistra avrebbe elargito favori e posti, anche in aziende a partecipazione pubblica, dove diversi sarebbero i dipendenti imparentati con gli uomini dell’Unione. Ma non è bastato, visto che anziché rafforzarsi il cartello di sinistra ha perso qualche petalo, risultato poi determinante: quello appunto di Micalizzi che ha spostato la barra definitivamente sul centrodestra.