La sinistra flirta coi conservatori del pubblico impiego

Prima si prende atto che in Europa, dalla Germania alla Francia dall’Inghilterra all’Italia, sarà il pubblico impiego a dettare una linea conservatrice alla sinistra, e meglio sarà. Come mai i socialdemocratici tedeschi (Spd) vanno a sinistra? In fin dei conti in Germania i metalmeccanici (Ig Metall) avevano scelto una linea riformista ed erano stati proprio loro, prima, a indebolire Gerhard Schröder e a favorire la formazione di Die Linke, partito di ex comunisti e socialdemocratici estremisti che aveva indebolito la Spd nello scontro con Angela Merkel. Oggi, però, lo spostamento a sinistra della Spd - e lo si vede dalla piattaforma pragmatica con al centro i problemi dei trasporti - è guidato dai lavoratori del pubblico impiego con alla testa i ferrovieri. Così avviene in Francia. Un paio di anni fa la Costituzione europea era stata bocciata anche grazie al voto dei lavoratori dell’industria che non avevano seguito il partito socialista (o meglio la sua maggioranza): ora a contrastare Nicolas Sarkozy ci sono ferrovieri e dipendenti di Edf e Gdf (società pubbliche dell’energia). Così in Gran Bretagna chi spinge a sinistra Gordon Brown, facendogli perdere consensi, sono ferrovieri, infermieri e insegnanti.
La realtà è che i lavoratori del settore privato stanno sul mercato e, dopo qualche protesta di segno protezionista, devono modernizzarsi, invece quelli pubblici contano sia perché svolgono funzioni che se interrotte causano grandi disagi sia perché rappresentano enclave elettorali omogenee.
L’unica via è quella paziente di distinguere, incentivandolo, chi è disponibile a investire sul futuro da chi preferisce guadagnare meno, lavorando meno (almeno con il primo impiego). Il vento che soffia dall’Europa spiega che questa strategia difficilmente è praticabile oggi da sinistra: come si vede in Italia dove cedendo al ricatto dei sindacati e stabilizzando l’area flessibile della pubblica amministrazione, si è rinunciato a prospettive di modernizzazione.
C’è chi dice che Walter Veltroni andrà contro simili tendenze: in realtà il leader del Pd mentre sfarfalleggia con Luca Cordero di Montezemolo e Carlo De Benedetti, in realtà sta cercando un forte accordo con Guglielmo Epifani. Ma il segretario della Cgil dopo tutte le dissennatezze compiute in questi anni, dopo avere rotto con i metalmeccanici (bene nel merito, malissimo nella forma), ha un prestigio quasi nullo e nel suo sindacato chi traccia la linea sono Paolo Nerozzi e Carlo Podda, i leader del pubblico impiego cigiellino, schierati politicamente con Fabio Mussi ma di fatto alla ricerca di un accordo con Veltroni. Chi scommette su brusche rotture veltroniane con la sinistra sindacale, si basa sulle stantie teorie della «differenza italiana» dal resto del mondo, sulla sua acquisizione di logiche politiche americane. In realtà il sindaco di Roma ha le spalle troppo deboli per contrapporsi al vento della sinistra europea e della Cgil italiana, e presto deluderà i suoi nuovi sostenitori. Il conto - se il centrosinistra continuerà a governare - lo pagheranno gli italiani tenendosi il pubblico impiego che conosciamo.