«La sinistra fomenta la nuova eversione»

da Milano

È stato uno dei capi di Prima linea. E oggi è tornato nel circuito della società civile, come tanti. «Ma io - spiega Maurice Bignami - ero dissociato e la dissociazione mi ha costretto a fare i conti col mio passato. Reato per reato. Morto per morto. Rapina per rapina».
L’arresto di Piancone la stupisce?
«Sarei cauto. Dobbiamo capire se era andato a rapinare per soldi, oppure se coltivava sogni terroristici. Ci sono già stati casi di semiliberi tornati a delinquere con criminali comuni».
Il neobrigatismo, però, non c’è solo sui giornali.
«Dobbiamo essere prudenti nel valutare lo spessore di questa storia, ma non c’è dubbio che ci siano fermenti terroristici nella società».
Gli arresti di febbraio, fra Milano e il Veneto, ci hanno fatto scoprire una quarta generazione di brigatisti.
«Sì, alcuni non erano nemmeno nati quando noi sparavamo. Certo, noi avevamo dietro un contesto, come dire, mitologico. Loro no, però non vanno sottovalutati».
Perché?
«Anzitutto perché c’è sempre un residuo di violenza dentro la società. È quasi fisiologico, con la storia imponente di eversione che abbiamo alle spalle. Poi, perché ampie fasce del Paese vivono nella povertà. Questo governo, un governo di sinistra, ha reso più povero chi già lo era. Ma c’è un terzo aspetto che mi preoccupa. E non poco».
Quale?
«Le ambiguità in politica internazionale. D’Alema e una parte della sinistra mantengono legami con Hamas, con Hezbollah, si mostrano equidistanti fra le parti nel conflitto iracheno. Capisce? Torna, aggiornato, il solito, vecchio disprezzo verso gli americani. Se poi ci spostiamo verso la sinistra radicale, allora vediamo proprio legami operativi con questi movimenti».
Lei teme una qualche saldatura fra il neobrigatismo e il pericolo islamista?
«Certo. È una convergenza molto pericolosa. In Medio Oriente si possono trovare giustificazioni ideologiche, supporti, consigli, persino l’acqua in cui nuotare. Questi elementi possono provocare una sorta di cortocircuito in alcune frange del sindacato, nei centri sociali, fra i giovani delusi, fra chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese o fra chi manifesta contro la Tav».
La sinistra non ha fatto chiarezza fino in fondo?
«La sinistra riformista ha cancellato il passato con un tratto di penna. Come Veltroni che era comunista ma ci dice che ha sempre amato l’America. Bisogna fare i conti con la storia. La miscela fra il disagio sociale e alcuni nodi internazionali può provocare fenomeni allarmanti».
Resta il fatto che Piancone era semilibero.
«È una circostanza grave in sé. I benefici della legge Gozzini non possono essere dati in automatico. Lui, irriducibile, non era stato costretto, come noi dissociati e pentiti, a sbattere il naso contro il suo passato».