La sinistra già fa le esequie al Prof: «Cade e per lui è finita»

Tra i senatori dell’Unione scene da fine legislatura. E gli azzurri si preoccupano della pensione

da Roma

Ci sono alcuni episodi che, per quanto insignificanti, hanno il pregio di raccontare più di qualsiasi intervista o di qualsivoglia commento il clima che si respira in questi giorni nei palazzi della politica. La chiacchierata tra Egidio Banti e Marco Pecoraro Scanio, per esempio. Oppure il pranzo nel ristorante di Palazzo Madama di un gruppetto di senatori di Forza Italia. Ma andiamo con ordine.
A poche ore dal voto del Senato che ha visto la maggioranza andare sotto sul decreto sugli sfratti, nella seduta congiunta delle commissioni Finanze e Industria di Palazzo Madama va in scena un gustoso siparietto. Con un gruppetto di senatori del centrosinistra che dissertano sulle «diverse agende politiche di Romano Prodi e dei partiti che lo sostengono». Il dielle Egidio Banti e il verde Marco Pecoraro Scanio, fratello del più noto Alfonso, concordano: «Il premier ha interessi diversi da quelli dei partiti che compongono la coalizione». «Prodi va avanti per la sua strada - è il ragionamento - perché sa bene che quando cade il governo per lui è finita, visto che non ha un partito a cui rendere conto. Ma per noi la situazione è diversa: le sollecitazioni che arrivano dalla base e i sondaggi non possono non preoccupare, perché in un modo o nell’altro i voti che stiamo perdendo dovremo andare a riprenderceli».
Dalle chiacchiere in commissione Industria al ristorante di Palazzo Madama, dove alcuni senatori azzurri si sono incontrati dopo il ko della maggioranza. Molta soddisfazione, certo. Ma pure qualche preoccupazione per chi è al primo mandato parlamentare. Per aver diritto alla pensione, infatti, «servono almeno due anni e mezzo di legislatura».