"Sinistra giustizialista, lasciamola andare"

Da Tokyo il presidente del Consiglio torna sulle intercettazioni: "Io
sono sempre stato sereno, ma mentre il governo lavora c’è chi soffia
sul fuoco". Berlusconi chiude al dialogo con un’opposizione che ricorda
l’avvento
del fascismo: "Sono tornati indietro e non di 16 anni, ma molto di più"

nostro inviato a Tokyo

Atterrato a Tokyo di prima mattina, Silvio Berlusconi prova a lasciarsi alle spalle il clima da scontro frontale della politica italiana. Non che i ragionamenti del Cavaliere non siano gli stessi delle ultime settimane, ma a certificare che quella nella capitale nipponica è una giornata di decompressione in vista del vertice del G8 che si aprirà domani a Hokkaido ci sono i toni rilassati e un approccio decisamente disteso. Così, davanti all'avveniristica struttura di acciaio e vetro che ospita il Tokyo international forum, un Berlusconi in giacca, camicia, pantaloni (tutti blu scuro) e rigorosamente senza cravatta, si dilunga nell'elogio di «una delle poche capitali» dove non aveva mai messo piede prima.
Alla politica italiana, ovviamente, ci si arriva. Anche se il Cavaliere preferisce parlare del G8 e dei nodi sul tavolo dei grandi che si riuniranno a Hokkaido. Sul clima lasciato a Roma, invece, poche battute. «Sono sempre stato sereno, per questo - spiega - continuiamo a lavorare come prima». La parola intercettazioni non la pronuncia neanche una volta. Ma, dice rivolto ai cronisti, «siete voi che vi occupate di informazione che alimentate tutte queste voci e soffiate sul fuoco». «Ma se vi piace - aggiunge sorridendo tra le luci e i grattacieli del quartiere Ginza - allora divertitevi...». Una linea decisamente più distesa, senza alcun accenno diretto alla magistratura e al «fango» di cui aveva parlato venerdì.
È sull'opposizione, invece, che il premier non nasconde le sue perplessità. E nonostante i toni restino pacati, affonda il colpo. «Abbiamo mille problemi su cui lavorare, a partire dall'architettura istituzionale», dice. E a un cronista che chiede se il lavoro possa essere portato avanti insieme all'opposizione, risponde quasi con noncuranza: «Che volete fare, l'opposizione ha deciso di mettersi insieme a questa nuova area giustizialista... Lasciamola andare». Niente più dialogo, insomma, perché nella testa del Cavaliere Veltroni ha già scelto di seguire la strada di Di Pietro. Un'area giustizialista, quella che per Berlusconi ha conquistato il Pd, «nuova ma anche vecchia». Anzi, «nuova e vecchia». E quando gli si chiede se si riferisca «a sedici anni fa», ai tempi del '92 e di Mani pulite, la risposta è netta. «Ma no, molto molto più vecchia...», perché «per alcuni sembra che si è tornati indietro» all'avvento del fascismo. Un paragone forte, che riprende in qualche misura una critica che più volte è arrivata al centrosinistra proprio dal suo interno, visto che in diverse occasioni l'ala più moderata ha ventilato il rischio di una deriva di destra a causa dell'eccessivo giustizialismo. Forse non è un caso che proprio ieri Bobo Craxi abbia definito Di Pietro un «cancro populista e fascistoide», nelle stesse ore in cui Bocchino accusava Veltroni di essere «tornato ai toni sfascisti».
Ma alla vigilia del G8, Berlusconi parla anche della situazione internazionale. E non nasconde le sue preoccupazioni per «l'aumento dei prezzi dei generi alimentari di base» che «incide sui costi della produzione». Un allarme così serio da spingere il premier - da sempre critico sull'estrema attenzione dedicata dalla Bce al controllo dell'inflazione - a elogiare l'ennesimo ritocco al rialzo dei tassi di interesse. Perché, dice il Cavaliere, «ora la cosa più importante è combattere l'inflazione». Al G8, dunque, si parlerà «soprattutto dell'aumento del prezzo del petrolio» tenendo presente che «in questa fase la cosa più importante è combattere le speculazioni». Sul punto, Berlusconi è decisamente favorevole alla «defiscalizzazione degli aumenti sulla benzina». Argomento, questo, di cui si è parlato anche nell'ultimo Consiglio europeo dove «tutti i 27 membri sono stati d'accordo nel dire che deve esserci un arresto degli aumenti».