Sinistra in guerra col governo: «Faccia liberare il mediatore»

Roma - Non è più un mistero: «Siamo stufi di sostenervi», scandisce Dario Fo, il premio Nobel più amato dalla sinistra, a piazza Navona. La «guerra» è «una parolaccia», la «pace di guerra» un contorcimento linguistico «da deficienti». E così per una volta la polemica giullaresca del comico colpisce al cuore il governo Prodi, un governo «che ci spernacchia» e «noi siamo costretti a vestirci da clown».
C’era una rappresentanza di Rifondazione, con i due capigruppo, c’era il leader dei verdi alla Camera Angelo Bonelli, ieri alla manifestazione organizzata da Emergency per la liberazione degli afghani Adjimal e Rahmatullah, rispettivamente interprete di Daniele Mastrogiacomo e mediatore di Emergency per la liberazione del giornalista e del suo traduttore. «Vittime» di questa trattativa andata a buon fine per metà, e dimenticati secondo gli organizzatori della manifestazione. L’interprete è ancora nelle mani dei talebani, mentre il mediatore di Emergency è stato arrestato dal governo Karzai dopo che aveva ottenuto la liberazione del giornalista di Repubblica.
Governo e ministero degli Esteri, in una nota congiunta e contemporanea alla manifestazione, hanno garantito «impegno» e determinazione per la liberazione dei due afghani. Ma le critiche all’esecutivo Prodi sono state esplicite, come e più dei giorni precedenti. Da Fo allo stesso Gino Strada, fino a Beppe Grillo: gli amici della sinistra contro la sinistra.
Perché il governo italiano ha pensato soltanto a portare a casa l’inviato di Repubblica rapito in Afghanistan (in cambio della liberazione di almeno cinque capi talebani, 15 secondo altre fonti) e indugia a fare «una richiesta ufficiale» per la liberazione dei due afghani, dice il fondatore di Emergency.
E perché il governo della pace sta andando alla guerra. «Ci troviamo ad ammettere che siamo in guerra - ha commentato Dario Fo - ma cosa ci stiamo a fare laggiù, perché siamo andati in guerra?».
A piazza Navona c’erano almeno 15mila persone secondo gli organizzatori. Tante foto di Adjimal e Rahmatullah, alcune appese a palloncini colorati fatti volare in cielo.
Gino Strada ha telefonato durante il sit in: «Siamo indignati - ha ribadito - che il governo, anziché dire “grazie”, ora non s’impegni per chiedere la liberazione del mediatore di Emergency. Il governo italiano dovrebbe pretendere l’immediata scarcerazione dell’uomo, esigendo che siano rispettati i patti tra Karzai e il presidente del Consiglio italiano».
Palazzo Chigi e la Farnesina sono stati costretti a una nota per spiegare che l’impegno per la liberazione di Adjimal Nashkbandi e di Rahmatullah Hanefi è «identico» a quello «che ha consentito la liberazione di Daniele Mastrogiacomo» e il governo è «determinato a far sì» che i due afghani «possano riabbracciare al più presto le proprie famiglie». La presidenza del Consiglio e il ministero degli Esteri «continuano attivamente a lavorare per ottenere la liberazione» di Adjimal e Rahmatullah.
Il medico di Emergency non si è lasciato convincere: «Non ci fidiamo di ciò che si dicono fra loro governo italiano e afghano».
Parole che sembrano un «ricatto» di Gino Strada al governo secondo il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto: «Notiamo l’imbarazzo della nota di Palazzo Chigi».
In collegamento telefonico con la piazza ha parlato anche Beppe Grillo: «Il ministro degli Esteri italiano - ha spiegato il comico - dovrebbe essere là in Afghanistan a protestare ufficialmente e chiedere la liberazione dei due afghani. Bisogna fare gli uomini».
«Siamo qui perché vogliamo le stesse cose di Gino Strada», ha chiarito per Rifondazione il capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore, che non ha voluto commentare le polemiche di Strada contro il presidente della Camera Fausto Bertinotti apparse in un’intervista. «Il governo deve fare molto di più per ottenere l’immediata liberazione del dirigente di Emergency», ha aggiunto Iacopo Venier del Pdci, presente alla manifestazione.
Daniele Mastrogiacomo ha fatto arrivare un messaggio, letto dalla sorella Chantal, durante il sit in: «Continuiamo la mobilitazione - scrive l’inviato di Repubblica - con lo stesso impegno e la stessa forza fino a quando non saranno liberati anche i miei due amici».