Sinistra, illusionismi e utopie

Ruggero Guarini

La nostra sinistra dovrebbe pensarci due volte prima di rassegnarsi a rinunciare al titolo di Grande illusionista. Dovrebbe inoltre evitare di pretendere di tentare di disfarsi di questo brevetto – che le spetta di diritto per la sua plurisecolare attività di massima produttrice e dispensatrice di illusioni storiche – affibbiandolo a Berlusconi. Dovrebbe inoltre capire che nessuna delle tante frasi immortali che vengono dette in questi giorni di esercizi preelettorali è forse più illusionistica di quella che afferma che la gente è stanca di illusioni. Infine dovrebbe ammettere che questa sentenza, nel caso che alludesse alle illusioni fomentate dal presunto illusionista di Arcore, sarebbe essa stessa assolutamente illusoria per almeno tre motivi.
Il primo di questi motivi è che la gente (disgraziatamente o fortunatamente? la parola agli esperti del ramo Psicologia delle Masse) non è, non è mai stata e non sarà mai stanca di illusioni e illusionismi, politici e non politici. Il secondo è che una delle funzioni essenziali della politica (giustamente o ingiustamente? la parola agli esperti del ramo Politica & Fede) è, è stata e sarà sempre quella di diffondere illusioni e illusionismi. Il terzo, infine, è che fra tutte le forze politiche oggi in campo nel nostro Paese quella alla quale spetta di diritto il titolo di massima dispensatrice e maestra di illusioni e illusionismi (politici e non politici) non è affatto Silvio Berlusconi bensì (è un bene o un male? La parola agli esperti del ramo Grandi Imposture) proprio quella sinistra che quel titolo vorrebbe invece affibbiarlo al Cavaliere.
Che cosa sarebbe del resto una sinistra priva di vocazione illusionistica? Non è forse tutta la sua storia una lunga collezione di illusioni e illusionismi? E il dossier delle sue imprese non è un memorabile elenco di grandi illusioni perdute? La rivoluzione proletaria, il passaggio dalla preistoria alla storia, il crollo del capitalismo, la società senza classi, la dittatura del proletariato, l’estinzione dello stato, la fine dello sfruttamento del lavoro umano, la felicità generale, l’uguaglianza assoluta, la libertà universale, la pace perpetua, l’Uomo Nuovo, il paradiso in terra: ha mai fatto la sinistra comunista – di cui i post-comunisti e i neo-comunisti di oggi sono soltanto gli acciaccatissimi avanzi – una sola promessa che non si sia rivelata una soave illusione, o, se si preferisce, un’abbagliante menzogna?
Di fronte alle tante grandiose chimere scoppiate una dopo l’altra come tanti palloncini colorati nei cieli della Sinistra le promesse del Cavaliere, comprese quelle più temerarie, rischiano di sembrare i sogni di un sognatore fin troppo cauto, modesto e persino codardo. Che cosa volete che siano miraggi terra terra come quello di qualche casa, o di qualche Tav, o di un ponte di Messina, o di un fisco un po’ meno esoso, o di un piccolo taglio alla spesa pubblica, di fronte ai sogni di un’invincibile armada di morti parlanti che dopo aver assistito al funerale di tutte le loro illusioni, continuano a immaginare di essere (parola di Enrico Berlinguer) «gli eredi, i continuatori e gli interpreti di tutto ciò che di più alto è stato accumulato nei secoli dall’umanità?».
guarini.r@virgilio.it