«Sinistra imbarazzata, ci vuole chiarezza»

da Roma

Serve una «rivoluzione morale» e una «buona amministrazione quotidiana». Il caso Fiorani si allarga e il portavoce di Forza Italia, Sandro Bondi, assieme al suo «vice», Fabrizio Cicchitto, individuano il vero problema nel «rinnovamento profondo dell’establishment economico-finanziario del Paese». Ma l’attualità preme, e gli intrecci societari e personali finiscono per accendere i riflettori anche sull’Unipol. «L’iscrizione nel registro degli indagati del presidente dell’Unipol, Giovanni Consorte, è una vicenda inquietante», commenta a caldo il ministro Enrico La Loggia. «È una vicenda che imbarazza i Ds e la sinistra, prima si fa chiarezza e meglio è». Del «grande imbarazzo per i Ds» parla anche il ministro Giorgio La Malfa.
La scalata dell’Unipol alla Bnl non è un affare chiaro, anche per i suoi risvolti «di carattere sociale, tecnico ed economico». Gianni Alemanno ribadisce la sua contrarietà a un’operazione che «danneggerebbe il gruppo bancario, i livelli occupazionali e di sviluppo della città di Roma». Il suo compagno di partito, Maurizio Gasparri, ritiene che il pericolo maggiore, adesso, sia quello di «alimentare polveroni» che finirebbero per accrescere l’«instabilità del sistema economico». Per questo occorre «chiarire con rapidità» tanto il caso Antonveneta che la scalata Unipol alla Bnl, che si configura come «una lotta tra alcuni settori della sinistra che da quest’estate preoccupa molto sia i risparmiatori sia il dibattito politico». Il Parlamento, sostiene Gasparri, può dare al più presto una risposta «approvando già la settimana prossima la legge sul risparmio». Inutile insistere invece sulle dimissioni del governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, visto che «il governo non ha strumenti per intervenire e mai come in questo momento è su Fazio che ricade la responsabilità di scelte sicuramente delicatissime».
Un altro esponente di An, Gian Paolo Landi di Chiavenna, rileva che «il vero problema è la cultura bancocentrica e la totale assenza di concorrenza». Analisi che collima con quella dell’azzurro Bondi, pronto a invocare «una rivoluzione liberale», in quanto le vicende di questi giorni «indicano la necessità di proseguire nel rinnovamento del Paese: c’è bisogno di un ulteriore rinnovamento delle classi dirigenti, di un’etica pubblica nuova, cui possono aderire laici e cattolici».