La sinistra insiste: «Ancora tasse»

da Roma

Il più prudente è stato paradossalmente il presidente del Consiglio Romano Prodi che si è limitato a rilevare come i dati positivi sul fabbisogno 2006 abbiano «sorpreso anche chi aveva fatto la passata legge finanziaria» e ha anche espresso l’augurio che l’andamento dei conti pubblici sia «costante perché abbiano veramente bisogno di tante risorse aggiuntive per i debiti esistenti». Un modo per frenare i tanti che nella coalizione di governo chiedono di allargare i cordoni della borsa e anche un’implicita ammissione del fatto che il controllo della spesa pubblica è un obiettivo non ancora centrato.
Per il resto, a un giorno dalla diffusione dei dati sul fabbisogno 2006, gli sforzi del centrosinistra si sono concentrati nell’attribuire tutto il risultato al governo in carica. Lo stesso ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha usato toni diversi rispetto a quelli della nota di martedì che riconosceva meriti anche alla Finanziaria 2006 varata dal centrodestra. Sui conti pubblici, ha attaccato il responsabile di via XX settembre, l’eredità lasciata dal governo precedente è stata pesante. «Abbiamo ereditato - ha spiegato al Tg1 - una procedura per deficit eccessivo con l’Ue, un abbassamento del rating, della valutazione di due agenzie internazionali, un debito pubblico che ricominciava a crescere». Circa un possibile calo delle tasse, Padoa-Schioppa ha raffreddato di nuovo gli entusiasmi di chi ha sperato nel buon andamento delle entrate. «Io non vedo come questo possa avvenire prima del 2008».
Sulla stessa linea il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco: «Dopo cinque anni passati a fare manovre e manovre aggiuntive piene di una tantum e di condoni», ora il centrodestra «vorrebbe far credere che la riduzione del deficit ottenuta dal governo Prodi sia frutto del suo impegno. La verità è che lo stato dei conti pubblici lasciato da Tremonti era al limite del disastro». Anche il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani pensa che non sia il tempo per riduzioni delle tasse e bolla come «surreale» la tesi di chi sostiene che il calo record del fabbisogno sia anche merito del centrodestra e invita comunque a «non allentare la presa».
L’appello a non contare troppo sui dati 2006 è stato subito respinto dai sempre più influenti partiti della sinistra radicale che anche ieri hanno usato i dati dei conti pubblici per stroncare sul nascere ogni timido tentativo di lasciare in equilibrio la previdenza.
Che il governo stia lavorando per superare in qualche modo lo «scalone», cioè l’innalzamento dell’età della pensione previsto dalla riforma Maroni, lo dimostrano le assicurazioni di Prodi sul fatto che le pensioni vadano garantite anche ai giovani e la nuova indiscrezione riportata ieri dalle agenzie di stampa secondo la quale il governo sta lavorando ad un incremento graduale della soglia minima (58 anni nel 2008, a 59 anni nel 2010 e poi, gradualmente, a 60 anni) e anche ad una revisione dei coefficienti di trasformazione, cioè a un taglio delle pensioni future, tra il 6 e l’8 per cento. Ma ogni ipotesi di risparmio è destinata a scontrarsi con il veto dei sindacati e con l’opposizione sempre più efficace dei partiti più a sinistra della coalizione che anche ieri hanno piantato paletti. Il primo a parlare (ancora prima delle indiscrezioni sulla nuova ipotesi di riforma della riforma previdenziale) è stato il capogruppo del Prc alla Camera Gennaro Migliore: «Non c'è alcun bisogno di una manovra che tagli i coefficienti di rivalutazione delle pensioni o che preveda un innalzamento dell'età pensionabile», è stato il suo avvertimento. Anche per Marco Rizzo, eurocapogruppo dei Comunisti italiani, il calo record del fabbisogno «dimostra che non occorre nessuna stangata sulle pensioni».