«Sinistra al lumicino, Berlusconi le azzecca tutte»

RomaRiccardo Barenghi, cosa succede? Anche alla Jena è piaciuto il «presidente partigiano»?
«Presidente partigiano mi ricorda Toto Cutugno, “spaghetti al dente e un partigiano come presidente”, San Remo ’83. Ma quello era Pertini, altra storia. Berlusconi ha fatto quello che doveva fare già quindici anni fa, e meno male che l’ha fatto finalmente».
Nell’editoriale di ieri sulla «Stampa» lei scrive che la partecipazione di Berlusconi al 25 aprile è stata un «trionfo mediatico e politico».
«L’ho scritto e lo ripeto: ha fatto un discorso intelligente, abile, riconoscendo persino i meriti dei comunisti... Che vuoi di più? Lo dice persino Eugenio Scalfari, che certo non lo ama più di me. Gli deve essere costato sette camicie, scrivere quell’editoriale: quando ho aperto Repubblica non ci volevo credere. Ma c’è poco da fare, Scalfari è stato intellettualmente onesto: Berlusconi ha azzeccato il tono e i contenuti, come - dovrei aggiungere purtroppo, da uomo di sinistra - sta azzeccando un sacco di cose ultimamente».
Un boomerang per la sinistra e il Pd, scrive lei. Perché?
«È stato Dario Franceschini a lanciargli il guanto di sfida sul 25 aprile, no? Be’, se lo poteva risparmiare. Non ho capito l’obiettivo del segretario del Pd, onestamente: sperava che Berlusconi dicesse no, così si poteva ricominciare ad attaccarlo perché non riconosce i valori della Resistenza? O sperava invece che dicesse sì, e per ottenere che? Quello che ha ottenuto è che ora il 25 aprile è diventata la festa di Berlusconi. Ora tutti lo esaltano, pure la Repubblica. E la sinistra che ci ha guadagnato? A occhio e croce, ha solo perso un’altra occasione per stare zitta».
Quali altre occasioni ha perso, sentiamo?
«Comincio dalle ultime: per settimane, il leader del Pd si è impuntato sulla questione della candidatura di Berlusconi alle Europee, che è un bluff perché incompatibile con le sue cariche. Ora io dico: ma Franceschini si è chiesto quanto gliene frega agli elettori italiani?»
Dica lei.
«Un bel niente. E il risultato qual è? Che Berlusconi si candida comunque, prende milioni e milioni di preferenze e il Pd si ritrova con David Sassoli e Luigi Berlinguer candidati di punta, personaggi di cui è difficile capire il senso. Sono proprio curioso di vedere quante preferenze prenderà Sassoli al Centro, e quante Berlusconi. Il problema è che Franceschini non voleva candidarsi, perché sapeva che avrebbe preso un ventesimo dei voti del Cavaliere, e si è precostituito l’alibi: noi siamo per bene e non candidiamo i leader. Come uno che, sapendo di essere una pippa, combatte con un braccio legato dietro la schiena per poter poi dire che l’altro ha vinto perché era ingiustamente avvantaggiato. E vogliamo parlare del referendum elettorale?».
Parliamone...
«Anche lì, la polemica sull’accorpamento deve aver mandato in visibilio le masse. E poi, il Pd si è schierato pure per il sì. Come se non si rendesse conto che se vincono i sì, sul Pd viene stesa una bella pietra tombale e Berlusconi stravince per i prossimi vent’anni».
Ora però le cose per il centrosinistra potrebbero cambiare: Massimo D’Alema annuncia di voler tornare in campo, ad occuparsi del Pd. Contento?
«Sarebbe ora. Ci ha sempre detto di essere il più bravo, è il più amato - a torto o a ragione - da quel che resta del popolo di sinistra: mettiamolo finalmente alla prova. Come un budino. O anzi meglio, visto che si parla di D’Alema: come una barca a vela da collaudare».
Non è stato già provato altre volte, il budino?
«Negli ultimi anni è sempre stato - fintamente - in disparte, magari a far sgambetti qui e là. Se stavolta decide di entrare in campo direttamente, senza nascondersi dietro al Bersani di turno, bene. Il centrosinistra è ridotto al lumicino. E come dice John Belushi: quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Se poi non ci riesce D’Alema, resta l’ultima carta...».
Quale?
«Berlusconi! Franceschini vada fino in fondo, e lo faccia eleggere per acclamazione leader del Pd».