DA SINISTRA MANCINA

RomaClaudia Mancina, professoressa ed ex deputata Pci, Pds, Ds ammette: «Dal premier un discorso di svolta: è finito il dopoguerra. Ma che errore criticare sempre e per forza Berlusconi».
Professoressa Mancina, piaciuto il premier ad Onna?
«Un discorso di svolta: ha raccolto e acquisito tutti i temi del 25 aprile in modo autonomo. Finalmente».
Contenta perché ha omaggiato Togliatti, Terracini e Nenni?
«Quella è solo una parte del discorso. Sono felice che abbia riconosciuto i temi della cultura resistenziale».
Da ieri è cambiato qualcosa?
«Sul piano politico è finalmente finito il dopoguerra con tutti i conflitti interpretativi sulla Resistenza».
Era ora: sono passati 64 anni.
«Speriamo che non sia stata soltanto una giornata. E sembra che i fatti mi diano ragione».
A cosa allude?
«Alla decisione di ritirare il progetto di legge che equipara repubblichini e partigiani».
Lei applaude Berlusconi però qualche compagno continua a fischiare: perché?
«Perché qualcuno pensa che si debba sempre e per forza criticare il Cavaliere: un errore».
E come se lo spiega?
«Una parte della sinistra teme di sentirsi appiattita su Berlusconi».
Ancora una volta Violante sembra essere il più moderno. Ha dichiarato: «Il premier ha il senso delle istituzioni».
«Analisi che condivido».
Pietà e rispetto dei repubblichini che fecero in buona fede una scelta sbagliata. Perché rimane un tasto dolente?
«Per un retaggio culturale sbagliato. Per sessant’anni, da una parte la destra chiedeva un’inammissibile parificazione tra repubblichini e partigiani; dall’altra la sinistra ha ideologicizzato la storia. È ora che la sinistra rinnovi le proprie posizioni».
Di Pietro sembra il più partigiano di tutti
«Una mossa elettorale per conquistare l’elettorato di sinistra».
Ci riuscirà?
«Temo di sì ed è curioso: col suo miscuglio di girotondismo e giustizialismo... Ma Di Pietro una volta non era di destra?».
Oblio su Porzus o partigiani liberali e monarchici: di chi la responsabilità? Dei manuali di storia adottati nelle scuole?
«Uh... Quelli sono il capitolo peggiore: troppo ideologici».
Altre colpe?
«Il legame tra i miti fondanti e la situazione politica. Finché c’era l’arco costituzionale, il Pci era escluso dal governo ma riusciva a escludere gli altri dal 25 aprile».
Come ha detto Pansa: il 25 aprile diventato festa di partito.
«Vero. Com’è vero anche che per anni nemmeno la Dc aveva così tanta voglia di celebrare la Liberazione».
Con il discorso di sabato il premier si legittima per il Quirinale?
«Non da ieri. Vedo un cambio di rotta fin dall’inizio della legislatura».
E il Pd che fa?
«Insegue ahimè. Sperando che s’innovi».