La sinistra marcia contro Israele Ma Bertinotti si sfila dal corteo

Guerra aperta tra le ali estreme della coalizione. Diliberto: «Chi non scende in piazza è fuori linea». La minoranza di Rifondazione segue i «cugini»

Emanuela Fontana

da Roma

Sul sito indymedia c’è chi ha scritto: «Una manifestazione pro Palestina e contro Fausto Bertinotti». Il divorzio si sta consumando sul terreno della Palestina, perché per oggi è stata convocata una manifestazione a favore del popolo palestinese a cui ha dato pieno consenso, e partecipazione, il partito di Oliviero Diliberto. In realtà Rifondazione ci sarà con alcune delegazioni, ma senza l’avallo ufficiale. Fausto Bertinotti ieri ha definitivamente preso le distanze dalla manifestazione di oggi. A organizzarla è il forumPalestina. Tra le adesioni ci sono quelle di numerosi centri sociali, del campo antimperialista, di alcuni circoli di Rifondazione come l'Ernesto Che Guevara e il circolo Rigoberta Menchù. Partecipano anche Luciano Pettinari dei ds e Mauro Bulgarelli dei Verdi. Esponenti del Prc arrivano da Rieti, Bergamo, Milano. Chi non viene in piazza «è fuori linea», ha avvertito Oliviero Diliberto.
Bertinotti non si è lasciato impressionare e ha chiarito: «Per ragioni di pulizia politica non parteciperemo alla manifestazione di domani. Dopo aver tentato in tutti i modi di dislocare anche queste manifestazioni in termini per noi accettabili nel senso dei due Stati per due popoli, non avendo ottenuto alcun chiarimento su questo punto, abbiamo deciso che noi non parteciperemo a manifestazioni in cui non sia chiaro questo, se non c'è parola d'ordine di due Stati per due popoli, noi non partecipiamo». Il Prc è assente a livello ufficiale, ma presente in piazza, con adesioni come quella dell’europarlamentare Luisa Morgantini. Le sfaccettature all’interno di Rifondazione iniziano a essere ampie.
Contro Bertinotti e le sue ragioni di «pulizia politica» Claudio Grassi, leader della minoranza «essere comunista» del Prc e del periodico l’Ernesto reagisce così: «Certo, noi dell’Ernesto l’abbiamo sempre fatto. La linea dei due popoli, due Stati è giusta, ma riteniamo che oggi la vittima sia prima di tutto il popolo palestinese. Ed è soprattutto nei loro confronti che manifestiamo solidarietà». È questa una terza linea, tra Bertinotti e Marco Ferrando, il parlamentare poi escluso dal partito per la corsa politica, che aveva compreso la strage di Nassirya: «Siamo i primi a sentire il cordoglio delle vittime - chiarisce Grassi -. Detto questo: nel momento in cui, come riconosce anche il documento dell’Unione, esiste un’occupazione in quel Paese, lo dicono i trattati internazionali che il popolo può legittimamente ribellarsi e resistere. Il problema non è chi resiste, ma chi fa la guerra». Il problema è chi sfila vestito da kamikaze, risponde invece Gennaro Migliore, responsabile esteri del Prc e dunque voce della linea istituzionale: è dal 2002, quando «le prime file del corteo sfilarono vestite da kamikaze» che le posizioni dei comunisti si sono divise su questo tipo di iniziative: «Non c'è nessun duello di partecipazione rispetto al corteo sulla Palestina. Rifondazione comunista non aderisce alle rituali manifestazioni proposte da questo cartello da molti anni. Aggiungo - sottolinea Migliore - che la stragrande maggioranza delle associazioni di solidarietà con la Palestina, dall'Arci alla Fiom, dalla Cgil al Tavolo della Pace ad Action for Peace, non partecipano ad una manifestazione autoreferenziale e priva di un reale scopo positivo nei confronti della causa palestinese. Gli organizzatori vogliono dividere, non unire».
L’appuntamento è per le 14 in piazza della Repubblica. Nonostante le polemiche, gli organizzatori del Forum palestina sono già soddisfatti: «La preparazione della manifestazione ha visto decine di assemblee in tutta Italia e l’arrivo di treni e pullman da tutte le regioni (inclusa le più lontane come Sardegna, Sicilia, il Friuli e il Piemonte)». Se il responsabile esteri di Rifondazione critica duramente il corteo di oggi, il suo omologo del Pdci lo appoggia senza remore: «L’assenza di alcuni è dolorosa - commenta Jacopo Venier - e deve essere compensata da una ancora più larga partecipazione popolare che consolidi il ponte di amicizia e fraternità fra il popolo italiano e quello palestinese». Il Pdci «non può che essere vicino e solidale con la nuova leadership laica e progressista palestinese rappresentata da Marwan Bargouti, oggi prigioniero politico in Israele».