Sinistra massimalista? Nasce la Panzeri&Penati nuova ditta «riformista»

Il presidente della Provincia e l’ex segretario Cgil puntano ad arginare la deriva «no global» dell’Unione

Sabrina Cottone

«Per fortuna il 2 giugno arriva dopo le elezioni...». La battuta perfida ma efficace circola ai vertici dei Ds, dove i dubbi sul candidato Bruno Ferrante sono sempre più consistenti e riguardano sia la possibilità dell’ex prefetto di farcela, sia la deriva massimalista-no global dell’Unione tra le contestazioni, le urla e i fischi di 25 aprile e primo maggio. A rimescolare le carte, o forse a riordinare il mazzo, è intervenuta la ritrovata alleanza tra Antonio e Filippo, la coppia che Il Riformista ha ribattezzato come una società: Panzeri&Penati.
Il presidente della Provincia e l’ex segretario della Cgil ieri si sono visti a colazione in un ristorante del centro e sono rimasti a chiacchierare fino alle tre e mezzo, non del più e del meno, ma della necessità concreta e urgente di rilanciare un’iniziativa politica del Nord, il Partito democratico e il riformismo che negli ultimi tempi hanno subito pesanti scossoni. In passato tra i due galli del pollaio diessino milanese non sono sempre stati rose e fiori, ma le ragioni della politica li hanno riavvicinati. «Siamo riformisti e i riformisti stanno insieme» dice Filippo Penati, negando qualsiasi attrito con Panzeri.
Franco Mirabelli, segretario provinciale della Quercia, cerca di non raccogliere provocazioni: «Credo che in questo momento il miglior contributo da dare sia impegnarsi per far avere tanti voti all’Ulivo e tanti voti a Ferrante. Ricordo che abbiamo firmato un documento comune su riformismo e partito democratico il 20 aprile». E la capolista alle amministrative, Marilena Adamo, assicura: «Non è nemmeno pensabile di non fare il gruppo unico a Palazzo Marino». Quanto alla Moratti, la Adamo non si cosparge il capo di cenere per le contestazioni di piazza: «È una candidata che fa incursioni nel campo altrui per ottenere popolarità».
A sinistra sono stati Panzeri&Penati gli unici a intervenire con decisione in difesa della Moratti e, soprattutto, del compagno Onorio Rosati, il segretario della Cgil e pupillo di Panzeri abbandonato a se stesso, sommerso dai fischi e assordato dal silenzio dei Ds, perché colpevole di aver invitato la candidata della Cdl a sfilare in corteo. La sinistra è inciampata il 25 aprile, quando Letizia Moratti è stata contestata insieme con il padre partigiano in carrozzella durante le celebrazioni per la Resistenza. E poi è scivolata il primo maggio, anzi già alla vigilia quando Ferrante ha suggerito alla signora di tenersi lontana dalla piazza perché rappresentante dei padroni e non dei lavoratori.