Sinistra messa sotto scacco dai ribelli dell’Alta velocità

Forza Italia: «La Bresso non ha più la maggioranza, si deve dimettere»

Gabriele Villa

Cominciamo dalla fine. Proprio come si usa nelle telenovelas più stucchevoli. L'ultima pugnalata dritta al cuore della sinistra, della sinistra ufficiale, quella che, per intenderci, comanda alla Regione Piemonte, è arrivata ieri sera nella concitata assemblea di Bussoleno dove sindaci della Val Susa, cittadini, sindacalisti, e irriducibili dei comitati no-Tav si sono dati appuntamento per proclamare una giornata di sciopero generale dei lavoratori di tutte le aziende della vallata per protesta contro i cantieri dell’alta velocità. Voci grosse e momenti di tensione proprio come era accaduto poche ore prima a Torino nella seduta del consiglio regionale. Un blitz dei consiglieri di Rifondazione, comunisti e Verdi e la presidente Mercedes Bresso, che avrebbe voluto procedere all’alta velocità almeno nell'esame dell'ordine del giorno, si è trovata di fronte un altro altolà. Un'ennesima barricata, solo dialettica questa, per fortuna, innalzata dagli ultrà del pensiero ambientalista che si sono opposti lunedì e continueranno ad opporsi con tutte le loro forze ai cantieri della Tav in Val Susa.
Strillano contro la Bresso e contro una certa sinistra, la sinistra che governa la regione Piemonte, i consiglieri Robotti, Deambrogio, Morioni e Turgliatto perché sentono di aver perso la faccia, di essere stati presi per i fondelli, l'altro giorno, quando si erano fatti garanti e mediatori del ritiro di forze dell'ordine e di manifestanti durante la «battaglia di Mompantero» che ha contrapposto loro e la gente del Val Susa alla polizia in assetto anti-sommossa. Inutile. Perché poi i paletti per il cantiere li hanno messi ugualmente, a tarda sera, i tecnici del consorzio italo-francese, incaricato di costruire la nuova linea. Strillano e chiedono alla Bresso che si faccia garante della legalità contro la «grave delegittimazione» che l'impegno politico loro e degli ambientalisti sta subendo. Morale? Un imbarazzo tutt'altro che trascurabile, se è vero come è vero, che la Bresso, ieri, prima di entrare in consiglio ha ribadito che «tutti i Verdi d'Europa sono a favore dell'alta velocità ferroviaria, tranne i nostri. Di conseguenza bisogna mantenere i nervi saldi, cercare il dialogo ma andare avanti con fermezza perché la Torino-Lione è una scelta ampiamente condivisa a livello nazionale e internazionale e va realizzata».
Una sospensione hanno invocato ieri alcuni dei «ribelli di sinistra». «Ma una tregua olimpica, ovvero un rinvio dei lavori fino alla fine del prossimo febbraio, equivale a non fare l’opera. Perché entro il 31 dicembre - ha spiegato la Bresso - deve essere presentata la relazione sullo stato di avanzamento del progetto. Sulla base di tale relazione l’Unione Europea deciderà se la Torino-Lione può rimanere nell’elenco delle infrastrutture prioritarie da finanziare nell’ambito del bilancio europeo 2007-2013. Altrimenti verrà cancellata definitivamente». Belle parole. Facile dire andiamo avanti quando anche le anime più rosse si sono tinte di verde per mandare all’aria i piani della governatrice regionale. Possiamo renderci conto dell’imbarazzante situazione rileggendo l'ultimo proclama del gruppo Verdi del Piemonte che circolava ieri sera nell’infuocata assemblea di Bussoleno: «Occorre forzare il blocco della disinformazione per smascherare il grande affare del secolo: il Tav. Non un miglioramento dei servizi attraverso un mezzo popolare, il treno, ma una colossale truffa di cifre, informazioni, dove l'unica cosa certa è la cancellazione di un luogo dato ormai per “perso”». Che dire?
Il parlamentare di Forza Italia, Guido Crosetto, coordinatore piemontese del partito, un’idea ce l’ha e attacca la Bresso: «A questo punto ha due vie: o inizia a fare la presidente della Regione ed apertamente si schiera a favore di questa opera, oppure prende atto di non avere la maggioranza e si dimette».
Non meno chiaro il messaggio di Enzo Ghigo, capogruppo di Forza Italia in Regione ed ex governatore. «Chi all'interno della maggioranza è contrario alla Tav deve dirlo con chiarezza. Non è possibile continuare in questa situazione ambigua in cui la giunta dice una cosa e autorevoli esponenti della maggioranza partecipano alle manifestazioni in Val Susa schierati sul fronte anti-Tav. La situazione è il risultato dell’ambiguità politica che si trascina dalla campagna elettorale regionale quando la Bresso ha fatto aperture politiche per prendere i voti degli anti-Tav in Valle Susa. È proprio questa scarsa chiarezza - aggiunge Ghigo - che ha contribuito alla tensione perché se la valle Susa si fosse trovava davanti a una maggiore nettezza, tutto ciò si sarebbe evitato». E il parlamentare di An, Pietro Armani sintetizza il caos scoppiato all’interno della sinistra con una telegrafica considerazione: «Se i Ds al governo in Piemonte e a Torino non sono capaci di governare il loro territorio non possono certo aspirare a governare l’Italia».