La sinistra nella gabbia dell’utopia

Walter Veltroni gioca il ruolo che l’utopia e la società senza classi avevano giocato nella storia del comunismo italiano. È un ruolo in cui si nominano tutte le tensioni del sistema pensando di risolverle con il fatto di nominarle. Si tratta di offrire agli italiani un luogo ideale in cui le contraddizioni sono risolte mediante la loro evocazione. I Ds non sono più in grado di mantenere l’equazione tra realismo e utopia perché non possono più distinguere tra il comunismo ideale e il capitalismo possibile.
È in nome di questa dualità tra utopia e realtà che il Pci ha potuto mantenere una elevata disciplina di cui il sindacato era la cinghia di trasmissione. Ma il Pci accettò la democrazia e il capitalismo come un fatto non come un principio di realtà. Non scelse di diventare a suo tempo socialdemocratico e accettò la fine del sistema di partiti nel ’93-94 come un’occasione unica per prendere il potere.
Massimo D’Alema rappresentò il punto più alto di convergenza del Pci-Pds verso la linea socialdemocratica, pur facendo del partito socialdemocratico italiano, il Psi, oggetto di obbrobrio. Accettare l’eredità del Psi significava accettare la presenza corruttrice della società dei consumi e quindi ricollocarsi nel sistema della sobrietà e della austerità invocate da Berlinguer.
I postcomunisti non accettavano il capitalismo, ponevano in esso la questione morale che il sistema non poteva porre. Il loro collocarsi come sfera etica era mantenere una funzionalità alta del sistema capitalista, ma al tempo stesso indicava il porsi come estraneo ad esso. Ma poteva la questione etica diventare politicamente solo in riferimento alla singolarità interiore della coscienza e perder quindi mordente politico? O non era un modo per indicare che il Pci, divenuto Pds, manteneva una differenza di principio con il sistema capitalista? Non è un caso che, con tutti i tentativi di diventare socialdemocratico, il Pds abbia rifiutato di passare attraverso il riconoscimento del socialismo italiano.
D’Alema tentò la sortita in Kosovo, accettando che, in conformità alla presidenza americana di Bill Clinton, venissero bombardate le città serbe dagli aerei italiani. Perse le regionali, perse le elezioni, perché la scelta del capitalismo come luogo dei vincoli e delle azioni della politica non venne accettata dalla sua base, che ancora oggi non si fida di lui. L’unica via per conservare l’utopia è quella del Partito democratico in cui si pensano mediate e risolte tutte la questioni di incompatibilità dei vari partiti dell’Unione. Veltroni regna nel sogno e Prodi governa la realtà e la governa con la sinistra antagonista che ha scelto di non accettare vincoli di sistema. Non avendo accettato il sistema capitalistico, la sinistra nega anche le alleanze occidentali e i vincoli dell’Unione Europea. Il suo principio non è quello di governare il sistema, ma di renderne operanti le divisioni con ogni azione possibile, anche quella che ha per oggetto la rottura della legalità. Questa volta in politica estera Massimo si colloca a sinistra dell’Unione Europea con la richiesta del riconoscimento di Hamas. Dunque anche la politica estera italiana prende una linea antisistema, ed è Prodi a imporlo come vincolo dell’attuale maggioranza del suo governo con la sinistra estrema. Né importa al governo rompere, per bocca di Tps, i rapporti con Bruxelles sul piano del rapporto deficit bilancio. L’elettorato che ha votato il centrodestra quasi a maggioranza e ha lasciato in minoranza la sinistra estrema non accetta che questa sia il socio di maggioranza di un governo in cui è in minoranza numerica. Siamo governati da un principio di antitesi al sistema occidentale cioè da un principio rivoluzionario oltre ogni regola democratica.
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