La sinistra non ci sta e Ciampi rinuncia al bis

«Nessuno dei miei nove predecessori è stato rieletto. Una consuetudine significativa che è bene non infrangere»

Fabrizio De Feo

da Roma

Alla fine della giornata, attorno alle 19, Carlo Azeglio Ciampi pronuncia il suo definitivo e sonante «no». Il «garante di tutti» invocato dal centrodestra si tira indietro. Lo fa attraverso una nota, firmata con il suo nome, con cui cancella l’ipotesi, inedita nella storia repubblicana, di un «settennato-bis». Due le ragioni: «l’età avanzata» ma anche una circostanza storica. «Mai un presidente è stato rieletto per due mandati» scrive il capo dello Stato. «Ritengo che questa sia divenuta una consuetudine significativa. È bene non infrangerla. A mio avviso, il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato».
La notizia non arriva certo inattesa e spegne gli ultimi fuochi, gli ultimi tentativi di tirare Ciampi per la giacca e indurlo a ripensarci. Per un giorno, infatti, tutto l’arco costituzionale, dai leader politici agli esponenti partitici di primo e secondo piano, fino ai senatori a vita, senza dimenticare i rappresentanti delle parti sociali e quelli di Confindustria, lancia la stessa richiesta: «Presidente, resta con noi». Un coro, in parte convinto e in parte di maniera, soprattutto dalle parti dei Ds per i quali l’eventuale nuovo settennato di Carlo Azeglio Ciampi metterebbe la parola fine all’ambizione di portare Massimo D’Alema sul Colle.
La prima dichiarazione di giornata arriva dal deputato della Margherita, Gerardo Bianco. Spetta a lui la palma del più mattiniero «ciampista», subito seguito dal coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi. L’ultimo a tentare di fare pressing sull’inquilino del Quirinale è Ignazio La Russa con una dichiarazione dettata poco prima dello «stop» ufficiale del Colle. Ma la voglia di «Ciampi-bis», il capo dello Stato la sperimenta anche direttamente, attraverso il contatto con la gente.
Come ultima città del settennato, Carlo Azeglio Ciampi sceglie, infatti, proprio la «sua» Livorno. Ad accoglierlo almeno tremila bambini delle scuole che sventolano tricolori e scandiscono il suo nome. Un bagno di folla accompagnato da scritte come «Presidente forever», applausi e acclamazioni. Qualcuno gli grida «presidente rimanga» e il capo dello Stato replica laconico: «Ora vediamo». C’è poi il saluto del sindaco della città labronica, Alessandro Cosimi. «Per Livorno, lei rappresenta la stella polare che ha indicato come affrontare la complessa situazione che il nostro Paese sta attraversando».
L’unico a uscire dallo spartito è Antonio Di Pietro che chiede che sia «la politica a trovare una soluzione per il Quirinale» e lancia la candidatura «della nostra parlamentare Franca Rame». Per il resto gli appelli si moltiplicano. Romano Prodi dichiara: «Non strattono Ciampi ma mi trattengo a stento. Il nome di Ciampi unifica il Paese, mi auguro possa essere ripetuto ancora per sette anni al Quirinale». E perfino Massimo D’Alema, il candidato che rischia di essere bruciato dal ritorno in campo di Ciampi, si unisce al coro. «Sono pienamente d’accordo con Prodi. Lo abbiamo incoraggiato a rivolgersi a Ciampi con l’auspicio che possa accettare» dice il presidente dei Ds. All’elenco dei caldeggiatori ciampisti si unisce anche Luca Cordero di Montezemolo. E naturalmente Silvio Berlusconi che ribadisce: «Attendiamo la risposta. Se sarà disponibile, voteremo compatti Ciampi».
Una sequenza di chiamate a cui il capo dello Stato alla fine risponde con un limpido «non possumus», scritto al Quirinale con i suoi collaboratori di sempre. «Sono profondamente grato - afferma - per le molteplici dichiarazioni in favore della mia rielezione, anche perché implicano una valutazione positiva del mio operato. Tuttavia tali dichiarazioni mi inducono a confermare pubblicamente la mia non disponibilità, anticipata nel messaggio di fine d’anno. Non ritengo, infatti, data l’età avanzata, di poter contare sulle energie necessarie all’adempimento delle gravose funzioni proprie del capo dello Stato». Al Colle, insomma, è tempo di scatoloni. E nel calendario di Carlo Azeglio Ciampi ora compaiono scadenze assai poco istituzionali: il trasferimento nell’appartamento di famiglia in via Anapo, a Roma, la visita alla nipotina Ginevra e l’accettazione del suo nuovo incarico: quello di bisnonno.