Ma la sinistra non ci sta: niente tagli

Roma - La sinistra radicale sfida il Partito democratico sul terreno della Finanziaria. Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica, sempre più in disaccordo sul significato da dare alla manifestazione del 20 ottobre, hanno deciso di concentrare gli sforzi sulla sessione di bilancio. Primo prodotto, un documento che sarà consegnato al premier Romano Prodi e che già si profila come una contro-manovra. L’obiettivo, ha spiegato il segretario del Prc Franco Giordano, consiste nell’«evitare che sia solo il Partito democratico a dettare legge in campo economico-sociale». Una Finanziaria alternativa con l’intento dichiarato di allargare i cordoni della spesa. «La scelta del risanamento non rappresenta la linea del governo, ma quella del Pd», è l’avvertimento del segretario del Pdci Oliviero Diliberto. La battaglia politica dei prossimi mesi sarà quindi monopolizzata dalla Finanziaria. E ieri Prodi ha fatto il punto sulla sessione di bilancio con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ancora una volta saranno contrapposti rigoristi e sviluppisti. E la parola d’ordine della sinistra sarà di nuovo il rispetto del programma elettorale del 2006. «Saremo garanti perché venga applicato», ha assicurato il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio.

Il primo tentativo per stemperare le tensioni Partito democratico - Cosa rossa sarà una riunione con i segretari dell’Unione convocata per oggi a Palazzo Chigi. Un vertice politico governo - maggioranza che - ha assicurato la presidenza del Consiglio - era già previsto. E che vedrà scontrarsi almeno tre linee. Oltre a quella della sinistra radicale, peserà l’asse Rutelli-Veltroni che intende dare da subito un segnale alla classe media attraverso una riduzione delle imposte e quello del ministro dell’Economia che punta a fare la priorità al rispetto dei conti. A Prodi spetterà la sintesi per una manovra che Palazzo Chigi definisce di «equilibrio e risanamento». Una sfida impegnativa, come ha riconosciuto ieri il ministro degli Esteri Massimo D’Alema: «Ridurremo le tasse e taglieremo la spesa ma dobbiamo essere consapevoli quanto sia difficile».

Sul tavolo, per il momento, c’è il Libro Verde del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. E presto anche il documento di Prc, Pdci, Verdi e Sd. Tra gli interventi sollecitati c’è la riduzione dell’Ici per la prima casa entro una certa metratura e agevolazioni per gli affitti, una no tax area per i pensionati, la redistribuzione di risorse ricavate dalla lotta all’evasione fiscale a vantaggio di chi le tasse le paga e la riduzione delle spese militari. Per quanto riguarda le entrate si chiederà l’aumento della tassazione sulle imposte e sarà rilanciata l’idea di utilizzare le riserve auree della Banca d’Italia. In campo anche una richiesta: tagliare i costi della politica, cara al capogruppo Sd alla Camera Cesare Salvi.

Particolarmente delicata la parte che riguarda lavoro e pensioni, cioè i due temi al centro del Protocollo siglato da governo e sindacati a luglio, contro il quale la sinistra estrema ha indetto la manifestazione del 20 ottobre. La riforma della legge Biagi non fa parte del documento e sarà oggetto di un disegno di legge che sarà presentato in Parlamento. Sulle pensioni i quattro partiti hanno visioni diverse che saranno spiegate nel documento.

La strada che porta alla Cosa rossa è ancora tutta in salita. E ieri sono emersi ufficialmente le difficoltà che riguardano proprio la manifestazione, che Sd e Verdi vorrebbero in qualche modo disinnescare. Ieri i segretari dei quattro partiti promotori hanno cercato di ricostruire un’intesa. «Si farà sicuramente», ha assicurato Diliberto. «Bisogna aiutare il governo a fare di più e meglio. Ma allo stesso tempo non dobbiamo dare segni di destabilizzazione», ha auspicato Fabio Mussi, leader di Sd che nei giorni scorsi aveva chiesto un chiarimento sulla «piattaforma comune».