La sinistra non ci usi per il «suo» ’68

(...) La barriera ideologica dell'intolleranza comunista. Ancora oggi viva e vegeta. Perché la pensavamo diversamente.
Spero che a nessuno, che si riconosca e dica di destra, venga la malinconia di acquistare il libro recensito a pag. 55 del Giornale di domenica scorsa, magari per le parti dedicate ai «neri» o per trovarvi il nome di Venturini o una lettura non conforme dei fatti.
E poi, quel titolo che mette sullo stesso piano Sofri, Fo e il povero Ugo Venturini... Morto sappiamo bene come. Una morte che ha trascinato la sua famiglia su una china di drammatiche vicende, alle quali un testo del genere non aggiunge né toglie niente.
Non è questa una rimostranza al Suo giornale, che ha sempre provato a ristabilire equilibrio nei resoconti degli avvenimenti dal dopoguerra a oggi, ma è la stupita constatazione che, forse per eccesso di equidistante parificazione, nel titolo dell'articolo citato figurano assieme due «intellettuali» ispiratori e giustificazionisti della violenza verso i «fasci» e un giovane missino ucciso perché assisteva al comizio di Almirante.
Senza contare che la sinistra può permettersi la ricostruzione di quegli anni - quando si insegnava la guerriglia urbana all'università e gli studenti venivano sconsigliati dal seguire corsi ritenuti «difficili» e invogliati a riempire il piano di studi con esamini da 30 politico - ma la destra non ha potuto fare informazione sino agli anni '90, quando un libro su Sergio Ramelli scatenava la guerriglia dei comunisti e degli anarchici in piazza Annunziata.
Un libro su Venturini sarebbe stato utile per devolvere i diritti alla sua famiglia stroncata. Ma è tardi. A noi restano la sua foto e l'amarezza di un'epoca e di una cronaca mai risarcite.
Ad altri vanno le tribune «colte». A noi restano il senso di inadeguatezza e l'impossibilità di farci capire. A noi. Di destra.
Cordiali saluti
*Ass. Territorio Sviluppo Ambiente
Municipio I Centro Est