La sinistra non si arrende: partono i ricorsi

La strategia dei consiglieri di minoranza: inviare i verbali della riunione al Garante delle telecomunicazioni e alla Corte dei conti

Fabrizio de Feo

da Roma

Dopo una “due giorni” lunga e ricca di colpi di scena, Alfredo Meocci diventa ufficialmente il nuovo direttore generale della Rai. Sulla poltrona di Flavio Cattaneo arriva con i cinque sì dei consiglieri di maggioranza e l’azienda, con un vertice finalmente al completo, può rifiatare mettendosi alle spalle intere settimane di fuoco. La questione, però, nonostante le apparenze è tutt’altro che chiusa. Non tanto per la ferita del consiglio diviso, quanto per la spada di Damocle della possibile incompatibilità, agitata dal centrosinistra come pretesto giuridico al servizio dei propri interessi politici, che pende ancora sul capo del nuovo dg ed ex commissario dell’Authority Tlc.
La strategia del centrosinistra è già delineata. I consiglieri di opposizione attendono la prossima convocazione del cda per approvare il verbale della riunione di ieri e avere tra le mani la copia ufficiale del documento. A quel punto Nino Rizzo Nervo, Sandro Curzi e Carlo Rognoni - anche per evitare eventuali responsabilità patrimoniali in caso di condanna - invieranno il verbale all’Authority Tlc e alla Corte dei Conti, sollecitandone l’intervento. Peraltro visto che non è chiaro a chi spetti la titolarità del giudizio, è possibile che l’Autorità presieduta da Corrado Calabrò decida di trasmettere la documentazione anche all’Antitrust. Tutto questo mentre il consigliere di area Udc Marco Staderini assicura che «lo stesso Meocci si è impegnato a risolvere il problema il prima possibile con una chiarificazione complessiva» e il collegio dei sindaci sostanzialmente se ne lava le mani sottolineando che «l’assemblea della società ha potuto prendere piena consapevolezza della questione dell’incompatibilità e dei diversi pareri legali presentati».
L’intrico, insomma, resta fitto e la tentazione del «tanto meglio, tanto peggio» si fa strada tra i consiglieri del centrosinistra, poco disposti a incarnare quello spirito bipartisan che dovrebbe ispirare il nuovo sistema di nomina previsto dalla legge Gasparri. Un atteggiamento che suscita reazioni piccate tra gli esponenti della Cdl che parlano apertamente della rottura di un patto. «Per mesi da sinistra ci hanno detto: troviamo una condivisione sul presidente e poi troveremo un accordo sul dg» ricorda Alessio Butti, capogruppo di An in Vigilanza Rai. «Ora il presidente c’è e Petruccioli è un notissimo esponente della sinistra. La maggioranza ha tenuto fede al patto, la sinistra invece ha latitato rispetto agli impegni presi». Una «latitanza» che, a sentire il ministro Mario Landolfi, avrebbe contagiato anche il neo presidente di Viale Mazzini, fatto oggetto di pesanti pressioni da parte dell’opposizione parlamentare». Come dire che chi sognava una tranquilla navigazione bipartisan del vascello Rai nell’anno pre-elettorale dovrà mettere da parte le proprie illusioni. E prepararsi alla ripetizione dello schema di sempre: prima la politica, poi gli interessi di Viale Mazzini.