La sinistra ora cerca socialisti e radicali dopo anni di insulti

Sandro Bondi*

Che oggi i Radicali e molti dirigenti del nuovo Psi cerchino un’alleanza con l’Unione, attraverso la porta di una riaggregazione radicalsocialista, non è cosa che la Cdl possa trattare con sufficienza, rassegnazione o soddisfazione. Non penso ne siano rassegnati gli elettori radicali che nell’ultimo decennio sono stati tacciati con disprezzo di essere «berlusconiani» per avere sempre avversato, sui temi più spinosi (l’impegno militare internazionale dell’Italia, l’art. 18, la riforma della giustizia...), i tabù conservatori e politically correct della sinistra e che rischiano ora di ritrovarsene alleati. E ritengo che di questa svolta a sinistra non potranno essere soddisfatti gli elettori socialisti del Nuovo Psi, a cui le sirene dell’unità socialista non possono fare dimenticare quanto la Cdl abbia tentato di difendere e valorizzare il contributo del riformismo socialista: né possono fare dimenticare quanto alcune riforme, di scuola e matrice socialista (la riforma Biagi), abbiano mobilitato l’intera classe dirigente politica e sociale della sinistra in una lotta violenta e senza quartiere contro il portato più attuale e fecondo del craxismo politico e delle sue istanze di modernizzazione economico-sociale. E questo solo per parlare dell’attualità. In questo senso, è difficile non ammettere che le proposte radicali su giustizia, economia, e politica internazionale ne farebbero certamente, agli occhi di un osservatore disinteressato e obiettivo, dei rigorosi «estremisti» della casa liberale piuttosto che dei naturali inquilini di quella della sinistra. Sulle grandi scelte e riforme di questa legislatura i Radicali sono stati impazienti e insoddisfatti critici della «moderazione liberale» della maggioranza, estremamente critici sulla nostra presunta riluttanza a lanciare fino in fondo la sfida alla sinistra.
In vista delle politiche ritengo che la Cdl non debba puntare a restringere o a difendere il perimetro della coalizione secondo criteri di omogeneità ideologica, bensì ad allargarlo a forze diverse, rappresentative di opinioni e storie politiche diffuse e rispettabili della società italiana, e insieme capaci di condividere i punti essenziali e qualificanti di un comune progetto di governo e di modernizzazione. Il rilancio dell’allargamento politico della coalizione di centrodestra, deve diventare un progetto capace di ricoinvolgere e mobilitare le forze della società italiana culturalmente, socialmente e politicamente ostili da sempre (anche all’esterno della Cdl) al progetto di governo e di potere della sinistra.
Per non tacere un punto molto sensibile della politica italiana, bisogna invece ammettere che il laicismo socialista e il libertarismo radicale non sono affini alla cultura ampiamente prevalente nella maggioranza sui temi etico-civili, e non potrebbero sperare di mutarne il segno. Ma questi temi, come dimostrano le posizioni pro-referendarie di molti esponenti del centrodestra e del Governo stesso, sono nell’agenda del Parlamento, non del Governo.
C’è una strada, ed è percorribile, che consente di valorizzare il contributo radicale, laico e socialista nell’ambito della Cdl senza costringere nessuno a rinnegare alcunché (e superando ostilità, non di Forza Italia, che in passato, penso alle elezioni regionali, hanno finito per prevalere). A questo fine non è affatto inutile ricordare che, nelle recenti elezioni tedesche, i liberali dell’Fdp (di ispirazione culturale laica e ambizione riformatrice) hanno scelto un’alleanza tutt’altro che innaturale con il raggruppamento democristiano di Angela Merkel e con il suo progetto riformatore, piuttosto che con il conservatorismo sociale di Schröder. Ed in Germania - è bene ricordarlo - la stessa Spd escludeva ed esclude qualunque alleanza con gli ex e neocomunisti, che invece costituiscono una parte decisiva della coalizione prodiana. Forse tutto questo non è pari a quanto radicali e socialisti, con la loro lunga storia, ritengono di meritare. È comunque assai di più di quanto potrebbe onestamente offrire una sinistra che, negli ultimi anni, ha usato i loro stessi nomi come insulti politici e che è stata anti-radicale e anti-socialista per le stesse ragioni per cui è stata, e continuerà ad essere, antiberlusconiana.
*Coordinatore nazionale di Forza Italia