«La sinistra ormai si è estinta Lo dico io, ex barone rosso»

Professor Tranfaglia, un intellettuale progressista che intitola il primo capitolo del suo ultimo libro “Gli errori della sinistra e la vittoria della destra”?
«Oggi la sinistra non può vincere se non per caso. Non si può far politica solo criticando gli avversari, bisogna saper mostrare un tipo di società alternativo».
Del governo Prodi dice che ha tradito gli elettori. A cominciare dalla manovra finanziaria: «La cura era ottima, ma il malato è morto».
«Un errore nella proposta».
Poi, più che un sottotitolo, una lapide: L’estinzione della sinistra. Non c’è ormai settimana che non esca un libro sul tramonto del sol dell’avvenire. E a dirlo non sono avversari politici o giornalisti prezzolati, ma storici ex Pci, militanti di lungo corso, parlamentari abbonati al seggio rosso, ideologi a denominazione (comunista) di origine controllata. O un po’ tutto insieme, come potrebbe essere l’illustre professor Nicola Tranfaglia, uno dei «baroni rossi» dell’università italiana per l’egemonia esercitata per anni a Torino nella facoltà di Lettere e filosofia da docente, da preside di facoltà e infine da prorettore. Una biblioteca di volumi già scritti, oggi torna in libreria con altre 314 documentatissime pagine (con ricchissima cronologia) per raccontare, con il linguaggio piano ma profondo dello storico, la cronaca di una disfatta. Se c’è chi perde, c’è anche chi vince. E Tranfaglia è costretto a dichiararlo già nel titolo: Vent’anni con Berlusconi (1993-2013), Garzanti, 16,50 euro. A pagina 19 si dice addirittura che «un modello come quello introdotto da Berlusconi in Italia non ha conquistato soltanto chi si colloca a destra, ma anche una parte rilevante del ceto politico e dirigente che pur si dichiara di sinistra». La conseguenza? Nelle ultime righe del libro, al termine delle sofferte Considerazioni finali dove lo storico prevede non solo un ventennio berlusconiano, ma un’esperienza che «rischia di andare avanti, piuttosto che terminare alla fine della sedicesima legislatura, nel 2013». Mica roba da poco per uno che, oltre all’impegno accademico e alla militanza nella sinistra storica, è stato capogruppo dei Ds al Comune di Torino, deputato per il Partito dei comunisti italiani (2006-2008), si è candidato con la Sinistra Arcobaleno nel 2008 e oggi corre alle Europee nell’Idv di Antonio Di Pietro.
Scrive di ventennio berlusconiano. La solita accusa di fascismo?
«Non dico che siamo di fronte a una riedizione del fascismo, ma di fronte a un modo di governare che si rifà al populismo autoritario. Bisogna modificare il sistema delle comunicazioni per tornare a una democrazia liberale».
Berlusconi governa perché gli elettori lo votano.
«È un governo di tipo plebiscitario. Che ora tenterà anche di modificare la Costituzione».
Mica è immutabile.
«Andrebbe cambiata con l’accordo di tutte le forze politiche. Ci vuole il dialogo».
Ma non diceva che l’opposizione si è estinta?
«In passato è stata vittima di un modello di sinistra fallimentare perché troppo legato al comunismo sovietico. Clamorosamente archiviato dalla caduta del Muro di Berlino».
E dopo il Muro?
«La svolta del Pci non ha generato nessuna soluzione adeguata ai tempi».
Bocciato il Pci?
«L’errore della sinistra è di non essere in grado di fare nessuna proposta di società alternativa a Berlusconi».
Mica poco. Lei parla anche dei danni provocati dal dualismo tra i due cavalli di razza D’Alema e Veltroni.
«D’Alema oggi dice che bisogna abbandonare Di Pietro. Perché? Per rimanere ancora più soli? A sinistra sono ossessionati dall’idea che gli alleati li danneggino».
Di Pietro sta rubando un bel po’ di voti al Pd.
«Ma il male è altrove. Nel metodo di selezione della classe politica: invece di scegliere le teste migliori, sono fermi ai vecchi metodi che puntano sui funzionari che obbediscono ai capi. Questa non è democrazia».
Forse nemmeno quella di Di Pietro che ha fondato un partito populista e personale.
«Nemmeno io sono sempre entusiasta di Di Pietro. Ma dico che per ora ha annullato dallo statuto dell’Idv l’articolo 16, quello che dava a lui tutti i poteri. Ora staremo a vedere se si andrà avanti su questa strada. Ma ciò che mi preme è la difesa della Costituzione, della legalità, la lotta alla mafia».
Franceschini è un passo avanti per la sinistra?
«Rispetto a Veltroni ha capito di più la situazione. Ma il Pd non gli darà fiducia, la lotta tra le correnti è troppo accanita».