La sinistra osanna l’arcivescovo: «Ora i cattolici devono riflettere»

Ds e Margherita: «D’accordo con il cardinale» An: «Ma il vero rischio è l’abbandono terapeutico»

da Roma

Destra e sinistra. Cattolici e laici. Sono tutti d’accordo con il cardinale Carlo Maria Martini, con il suo intervento sulla necessità di dare una buona sanità a tutti e su un «supplemento di saggezza» rispetto a tecnologie e cure «sproporzionate»: «condivisibile», «avanzato», «intenso», «indica la strada giusta» sono i commenti alle parole del cardinale. Ma le letture del commento di Martini sono diverse, con differenti sfumature. Se i cattolici ne sottolineano la parte sull’assistenza sanitaria per tutti, la sinistra radicale vede nell’intervento dell’ex arcivescovo di Milano sul Sole 24 Ore una posizione più progressista sui diritti del paziente rispetto a molti partiti della stessa maggioranza.
E così il senatore Luigi Bobba (Margherita) si dice «favorevole a una legge», a patto che «non consenta mai la sospensione delle funzioni fondamentali del vivere». La posizione del cardinal Martini è «un messaggio di speranza» per la senatrice teodem Paola Binetti, della Margherita: un invito perché «ci sia un dialogo costante tra il malato e il medico, per giungere insieme a prendere le migliori decisioni sotto il profilo scientifico e sotto il profilo etico». La condanna all’eutanasia è «esplicita» secondo Binetti e «non c’è nessun riferimento specifico al testamento biologico».
La vede diversamente Angelo Bonelli, capogruppo alla Camera dei Verdi, che pure è entusiasta della posizione dell’ex vescovo della curia milanese: «La posizione del cardinal Martini rischia di essere di gran lunga la più avanzata di quella di una parte politica che ha posto un netto veto alla discussione». Sono parole che indicano «esattamente la direzione in cui si muove la commissione Sanità del Senato, sottolinea il professor Ignazio Marino, senatore ds. Si dice «concorde» con Martini Cesare Salvi, della sinistra della Quercia: «Mi sembra che alcuni settori cattolici fondamentalisti, che in Italia hanno importanti avalli, dovrebbero riflettere». Invita addirittura l’Italia a «fermarsi un attimo e leggere le parole che il cardinal Martini ha scritto oggi» il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani. L’intervento di Martini evoca «grande apertura e compassione nel senso etimologico del termine (patire con) per le condizioni di sofferenza che possono investire gli uomini», commenta Pierluigi Castagnetti (Margherita).
C’è un’esigenza di «chiarezza» nelle parole del cardinale, dice il senatore di Forza Italia Gaetano Quagliariello, per chiarire le differenze tra eutanasia e accanimento terapeutico. La «volontà del paziente deve essere tenuta in considerazione», come è sottolineato nell’intervento di Martini, ma la precisazione è che «è necessaria una corretta interazione paziente-medico» perché questo aprirebbe «la porta all’eutanasia».
Al di là del rispetto per la persona e per il ruolo del cardinale, Riccardo Pedrizzi, responsabile di An delle politiche per la famiglia avverte: «Il pericolo oggi non è l'accanimento terapeutico, ma l’abbandono terapeutico e l’eutanasia». Questo deve essere un punto di partenza, secondo Pedrizzi, che chiarisce come «noi, come il cardinal Martini, siamo contro l’eutanasia e contro l’accanimento terapeutico». A parere dell’esponente di An, una legge sul testamento biologico è però «inutile», perché «la sospensione dell’accanimento terapeutico è un atto dovuto, previsto dal codice deontologico della professione medica». Ma una legge rischia di divenire «un modo subdolo, surrettizio, per legittimare pratiche eutanasistiche».