La sinistra in paranoia: corre contro se stessa Minoranza schizofrenica che corteggia la Lega

Senza idee e più divisa che mai: la sinistra è allo sbando. A Bologna e Torino i candidati Pd
temono la concorrenza dei grillini, a Siena l’incubo è la lista ispirata
da un ex sindaco dei Ds. A Napoli e in altri sei capoluoghi è scontro
all’ultimo sangue con i rappresentanti dell’Idv

Roma- Quando sul palco di Bersani, come un misirizzi, è venuto su a sorpresa Romano Prodi, la piazza di Bologna è esplosa in un nostalgico applauso. Messo alle spalle il pasticciaccio Delbono (sindaco imposto dal Prof) ora si tratta di far eleggere Virginio Merola al primo turno: la presenza di Prodi al comizio di venerdì non è solo un importante endorsement dato al candidato del Pd Merola e anche al segretario del partito, ma pure un segnale del fatto che ci si sta giocando il tutto per tutto, e proprio nel cuore dell’Emilia rossa. Tanto che Veltroni ha già lanciato il redde rationem al segretario dopo le elezioni con la parolina magica: serve una «verifica».
Se una certa ansia ha iniziato a serpeggiare in casa Pd persino su Bologna (e sull’altro baluardo nordico del buon governo di centrosinistra, Torino), se il pericolo-ballottaggio non può essere escluso neanche lì, se il segretario del Pd ha annunciato che il suo obiettivo è di vincere Bologna e Torino al primo turno, cosa che a inizio campagna elettorale appariva più che scontata, non è però per colpa della forza degli avversari.
Alle elezioni di Bologna il centrodestra si è presentato diviso e litigioso e con un candidato, il giovane leghista Bernardini, imposto da Roma: no, le insidie vengono tutte da quello che, in teoria, dovrebbe essere lo stesso campo. E infatti le parole più dure Bersani le ha usate per i cosiddetti «grillini», i seguaci del ricco e urlante guru che puntano a rubare voti a sinistra scommettendo tutto sul populismo antipolitico. «Dicano che stanno con Berlusconi», tuona il leader Pd, accusandoli di «usare le schede come un cazzotto» e di giocare a «far vincere gli altri». Come in Piemonte, dove alle regionali la Bresso ha perso per colpa loro.
A Bologna i grillini si occupano di attaccare molto più Merola che il leghista: hanno persino chiesto che si sottoponga al «test antidroga», solo perché il candidato sindaco ha candidamente ammesso qualche giovanile spinello. A Milano, d’altronde, il candidato grillino viene accusato di «flirtare» con la Moratti dal responsabile Organizzazione del Pd, Nico Stumpo: «Alle forze di centrosinistra si rivolge soltanto con delle offese mentre con la Moratti è tutto miele».
Il cannibalismo a sinistra è la vera incognita per il Pd, in questa tornata. A Torino, non fosse per quello, Piero Fassino sarebbe certo di essere eletto al primo turno e in carrozza, sfiorando magari gli exploit (67%) chiampariniani. Invece nelle ultime settimane l’incertezza è cresciuta, e tutto a causa dei due candidati «di disturbo» a sinistra: il solito giovane grillino, e poi il candidato della Federazione della sinistra (Rifondazione, Pdci, centri sociali) fiancheggiato da pezzi di Fiom, dall’evocativo nome di Juri Bossuto. La polverizzazione delle liste e dei candidati non giova agli schieramenti principali, e Fassino potrebbe venirne penalizzato.
Ma persino a Siena, roccaforte rossa tutta banca e partito, si avverte qualche scricchiolio, e anche qui il pericolo non viene tanto da destra quanto da sinistra: l’ex sindaco Ds Pierluigi Piccini, che ha rotto da anni prima con la Quercia e poi col Pd, è stato il regista della candidatura a sindaco di Gabriele Corradi, che ha l’appoggio dell’ex Psi Claudio Martelli e dei radicali e che pesca consensi nel bacino elettorale Pd.
Con Sel di Nichi Vendola, invece, l’armistizio ha funzionato: è alleata quasi ovunque col Pd, un suo esponente (Massimo Zedda) ha vinto le primarie a Cagliari e ora è il candidato dell’intera coalizione, lo stesso Giuliano Pisapia era (anche se come indipendente) un deputato eletto nelle liste di Rifondazione. A Napoli, però, anche se Sel ha ufficialmente deciso di appoggiare Morcone, il partito si è spaccato e una buona fetta della base si è buttata su De Magistris. E Napoli è il teatro dello scontro all’ultimo sangue tra alleati nazionali, dipietristi contro Pd: il ballottaggio col candidato di centrodestra è dato per molto probabile, ma la vera gara è per chi lo sfiderà. Napoli per altro non è l’unico caso: a Salerno, Cosenza, Reggio, Campobasso, Novara, Rovigo, i candidati Pd corrono senza (e contro) quelli Idv, o viceversa. Se però voleva essere, finalmente, una scelta politica e un primo smarcamento dal populismo manettaro dell’ex pm, nessuno o quasi nel Pd lo ha rivendicato.