La sinistra perde la maggioranza e la testa

In consiglio comunale c’era da parlare di variante al piano urbanistico. E la sinistra voleva prendere tempo. «Si poteva votare per ridurre del cinquanta per cento gli spazi edificabili nel rispetto dell’ambiente - precisa Giuseppe Murolo di An -. Evidentemente qualcuno aveva altre idee». Va così che proprio dai banchi di An il capogruppo Gianni Bernabò Brea prova a opporsi alla richiesta di rinvio e, alla fine di una vera e propria battaglia in aula, la maggioranza di centro sinistra si sfascia e i Ds con la Margherita, piuttosto che ammettere la secca sconfitta, abbandonano l’aula e fanno mancare il numero legale per far invalidare il consiglio comunale.
«Che dire, a Genova abbiamo assistito al lancio dell’ostruzionismo di maggioranza - sottolinea tra l’allibito e il divertito Matteo Rosso, consigliere di Forza Italia -. Questi sono strumenti tipici dell’opposizione che prova a rallentare il cammino di chi può andare avanti a colpi di maggioranza. Ma in questo caso si tratta di un gesto irresponsabile». Concordano Edoardo Rixi della Lega, naturalmente Bernabò Brea di An e tutto il gruppo di Liguria Nuova. La minoranza, insomma. Se non fosse che stavolta a dire addio ai «compagni» ci pensano anche nove consiglieri che di solito alzano la mano al fianco della sinistra. Alla richiesta di rinvio della variante urbanistica vota «no», ovviamente, Andrea Brignolo dei Verdi.
Poi però si schierano contro il rischio di nuove colate di cemento anche Roberto Delogu e Giovanni Duglio dei Comunisti Italiani, Patrizia Poselli, Laura Tartarini e Arcadio Nacini di Rifondazione. Risultato: in aula ci sono 21 contrari al rinvio e solo 18 favorevoli. Una sberla per la maggioranza che non esiste più. Ma piuttosto che subire l’onta (e anche piuttosto che veder passare la variante anti-cemento) Ds e Margherita, in odore di esordio come partito unico, alzano i tacchi e lasciano il consiglio. Così anche Salvatore Cosma ed Emanuele Guastavino, presidente del consiglio comunale, si sentono in dovere di restare in aula e di votare per proseguire la seduta. I presenti (e votanti) salgono a 23, ma non bastano, ne mancano tre. Il numero legale non c’è più, la figuraccia per la sinistra sì.