La sinistra in piazza per Eluana ma è il solito show anti-governo

Pierfrancesco Majorino sa che un «silenzio» non può essere «assordante». Al capogruppo Pd di Palazzo Marino la figura retorica dell’ossimoro però piace e la declina ben cinque-volte-cinque ai duemila di piazza San Babila: «Offriamo il nostro silenzio assordante a Beppino Englaro». Lo ripete in tutte le salse e in tutte le interviste.
Ma, sorpresa, non c’è alcun «silenzio assordante» tra i duemila chiamati a raccolta dal Pd ambrosiano che, senza forse, non pensano affatto ad Eluana mandata a morte contro la sua volontà. Quel che conta, qui, è scagliarsi contro il «golpista», contro l’«eversore» e contro la «Chiesa». Già, alle diciassette e un minuto del «silenzio assordante» - con inclusa l’immagine del verde Carlo Monguzzi, «che Eluana muoia e diventi una farfalla» - non c’è alcuna traccia. E anche se Stefano Draghi, coordinatore del centrosinistra, spiega che «non è una delle solite manifestazioni» gli slogan della piazza hanno il sapore del déjà vu: «Resistere, resistere, resistere», «Berlusconi ci piace di più a testa in giù», «fuori la Chiesa dallo Stato» e «la Costituzione non si tocca».
Naturalmente, ci sono pure le tesi: «Difendiamo il presidente della Repubblica e la Costituzione dal cinismo golpista di Silvio Berlusconi» (Stefano Draghi), «il golpista che sta al governo deve sapere che ci siamo» (Carlo Monguzzi), «abbiamo capito quali sono le prossime tappe del golpe» (Gino Strada). Tutti uniti sotto gli ombrelli in corteo da San Babila alla Prefettura in corso Monforte fianco a fianco con l’attore Silvio Orlando e il premio nobel Dario Fo con moglie al seguito che dettaglia a coppie ultraottantenni che «il premier va allo scontro istituzionale» perché «sta facendo un favore a Ratzinger per essere poi ricompensato».
Applausi, grida di indignazione e Franca Rame che fa eco al marito: «Berlusconi non rispetta nessuno, lui è la persona più volgare che io conosca». I trecento, politici compresi, rispondono con un boato - «Governo golpista» - mentre i vigili deviano il traffico e tentano di rabbonire gli automobilisti incolonnati che di Majorino and company non ne vogliono sentir parlare. E nemmeno del radicale Alessandro Litta Modignani «qui per solidarietà a Beppino Englaro ingiustamente chiamato “assassino”» e perché «l’Italia non è la versione cattolica dell’Arabia Saudita, dove comandano i mullah e gli ayatollah».
Tutte voci di un coro stonato: quello stesso che, due ore prima, si è ritrovato davanti al Palazzo di Giustizia sotto le insegne di “Libertà e giustizia” con il professor Umberto Eco a tradurre per i cronisti le ragioni della protesta: «È un attentato gravissimo alla Costituzione» perché «si tratta di un decreto del governo contro un dispositivo della magistratura» ed è «l’apice dei tentativi di scardinare la Costituzione». Lezioncina che il filosofo accompagna con una parafrasi, «se la gente non lo capisce bene, è come se io avessi strangolato mia nonna e il governo dovesse fare un decreto per dirmi che posso andarmene a casa». Le decine di persone che manifestano in corso di Porta Vittoria restano come interdette: che «c’azzecca la nonna strangolata e il nipote libero per decreto» con la sofferenza di Eluana in coma vegetativo da 17 anni? Boh, poco importa sia a loro che a quelli del Pd milanese: hanno approfittato di Eluana per scagliarsi contro il «golpista», l’«eversore» e altri refrain. Che è la sola prova tecnica della loro esistenza.