La sinistra prende le distanze: «È una visione strumentale»

da Roma

A un’Unione che ancora fatica a trovare equilibri avanzati sulle missioni all’estero e lotta al terrorismo, le parole del presidente del Senato giungono come insperato aiuto all’unità. Il leader Romano Prodi annuncia il via libera al pacchetto Pisanu («Prima si approva meglio è»), ne apprezza assieme al rifondatore Bertinotti il «dialogo con l’Islam», minimizza sul supplemento di lavoro richiesto dal documento unitario anti-terrorismo, che sarà pronto oggi. Ma nel frattempo è ben lieto di rispondere per le rime al presidente del Senato. «Neanche per sogno, non sono per niente d’accordo con queste interpretazioni restrittive e strumentali - dice a proposito delle tesi di Pera -. È chiaro che non si tratta di una lotta tra civiltà ma di una vera lotta contro la moderazione e la democrazia».
Anche Massimo D’Alema ricorda che «il terrorismo è un nemico dell’umanità, non solo della cristianità... Certo, colpendo l’umanità intera, colpisce anche la cristianità e quei valori di democrazia, di libertà, di eguaglianza uomo-donna, che sono valori profondamente incardinati nella nostra civiltà... Ma non sono valori occidentali, sono grandi valori universali». Ma il carico da novanta nei confronti di Pera viene affidato ai capogruppi dell’Unione al Senato. Il capo dei Verdi, Stefano Boco, non esita a definire «sconcertanti» le parole di Pera e a paragonarle «a quelle pronunciate da Urbano II il 27 novembre 1096 per indire la prima crociata. Non ci troviamo davanti a uno scontro di civiltà, né di fronte a un attacco al Cristianesimo, e questo è stato specificato anche dal Santo Padre. Basta contrapporre barbarie a barbarie, non sono bastati mille anni per superare il fanatismo e questo terribile errore. Mille anni dopo Urbano II, Pera non l’ha ancora capito». Si associa il capogruppo della Margherita, Willer Bordon, che nel discorso del presidente del Senato avverte i «richiami a tesi di parte ed estremistiche». Altrettanto duro è il commento del capo dei senatori ds, Gavino Angius: «Sono parole insensate, esattamente quello che vuole Al Qaida, che a una barbarie si risponda con un’altra barbarie. Colpisce il fatto che Pera ricordi sempre le date degli attentati che colpiscono in Occidente. Ma perché non ricordiamo mai le date degli attentati che colpiscono in Oriente? Perché non parliamo più dell’Irak? Eppure è il Paese nel quale ci sono stati più morti vittime del terrorismo fondamentalista...». Uguale la considerazione del capogruppo rifondatore, Gigi Malabarba: «Quando l’ossessione acceca... Per affermare le sue tesi estremistiche sulla guerra alla civiltà giudaico-cristiana, Pera si dimentica che proprio a Sharm El Sheikh la maggioranza delle vittime era musulmana...».
La «retorica delle crociate» viene rigettata da Marco Rizzo (Pdci), mentre il segretario Diliberto si dichiara in disaccordo con il pacchetto sicurezza, «liberticida e inefficace». Ma gli altri esponenti dell’Unione preferiscono sottolineare l’istituzione della Consulta dell’Islam e un’approvazione rapida. Anche in questo caso, le critiche riguardano Pera: «Quando chiedeva celerità, probabilmente si rivolgeva alla sua maggioranza», ironizza D’Alema. «L’appello lo dovrebbe fare ai leghisti - rincara la dose Pecoraro Scanio -, e nel frattempo ci faccia la cortesia di non alimentare conflitti di religione e di civiltà».