La sinistra prova ad «arruolarlo»: scelta coerente con le sue ragioni

Fassino parla di «fallimento della Cdl» per la Margherita è «una vittima»

da Roma

Commenti di rito, un autorevole no comment e tanti riconoscimenti postumi. Le reazioni del centrosinistra alle dimissioni di Follini sono più o meno concordi nell’indicare la rinuncia del leader Udc come la prova della «svolta autoritaria» che il premier Silvio Berlusconi avrebbe impresso alla Casa delle libertà dopo l’approvazione della legge elettorale. Il segretario dei Democratici di sinistra Piero Fassino ha interpretato la lettera d’addio dell’ex leader centrista come «una denuncia netta e severa del fallimento politico del centrodestra». «Nelle parole amare e dure di Follini - ha aggiunto Fassino - vi è l’ammissione di quanto distante sia il centrodestra dalle aspettative degli italiani e quanto il carattere plebiscitario della leadership Berlusconi impoverisca la democrazia, ne stravolga le regole e sia la vera ragione del declino economico che il Paese sta subendo».
Il presidente della Margherita Francesco Rutelli dice di aver compreso «il suo amaro travaglio» ed esprime rispetto per la decisione di Follini, «vittima della normalizzazione berlusconiana nella destra» che «ha avuto la dignità di non rinunciare alle ragioni che ha espresso in questa ultima stagione politica». Per Enrico Letta, anche lui di Dl, è stato una vittima della «monarchia assoluta» di Berlusconi nel centrodestra. La tesi di un eccessivo accentramento di poteri da parte del premier è condivisa anche dal presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio secondo il quale Follini «è la prima vittima della svolta autoritaria della Cdl». L’analisi del Sole che ride è che «la componente moderata della Casa delle libertà capeggiata da Follini ha tentato di smarcarsi dall’autoritarismo di Berlusconi» ed è finita per diventare «la prima vittima della truffa elettorale, che ha portato alla spaccatura del centrodestra».
Ai centristi, Alfonso Pecoraro Scanio riconosce il merito di aver «cercato di frenare per quanto possibile le derive autoritarie» della Cdl, anche se l’Udc - precisa - ha votato «le peggiori leggi di questo esecutivo». Ora, il passo indietro di Follini «segna la sconfitta del moderatismo».
Un riconoscimento postumo anche da Luciano Violante, capogruppo dei Ds alla Camera: «Follini, con passione e onestà intellettuale conferma che quella appena votata dal centrodestra non è la legge elettorale proporzionale che l’Udc aveva proposto, anche mettendo in discussione la leadership monarchica del centrodestra. Era e resta una mistificazione, tesa unicamente ad occultare il logoramento dei rapporti politici nella maggioranza di governo». Drastico il leader del Prc Fausto Bertinotti che decreta «la crisi della maggioranza» e vede negli ultimi sviluppi «un governo ormai agonizzante e una maggioranza ancora più agonizzante».
Nessun commento da Romano Prodi, leader dell’Unione. Ma la spiegazione non è da ricercare in una diversa valutazione delle dimissioni di Follini dalla segreteria Udc. «Fino a domani (oggi per chi legge, ndr), dopo la chiusura dei seggi, non diciamo niente. Ne parliamo dopo», ha spiegato il Professore. Le urne sono quelle delle primarie per scegliere il leader del centrosinistra.