Sinistra fra rabbia e delusione, e nelle banlieu c'è chi brucia la foto di Sarko

Clichy-Sous-Bois - Eccola la periferia che doveva esplodere alle 20, all'annuncio dell'elezione di Sarkozy. Eccoli i ragazzi che danno fuoco alle auto. Eccola la "racaille", la "feccia", come li ha chiamati una volta il neopresidente. Stanno appesi a un'impalcatura, in bilico sulle sedie, abbracciati uno all'altro come a una finale di coppa del mondo a fare il conto alla rovescia davanti al televisore. Già sanno, ma non si arrendono.

Alle 20 e un secondo, il faccione di Nicolas Sarkozy appare sullo schermo e sono lacrime, grida e imprecazioni mentre qualche auto sgomma via minacciosa. "Qui dicevano tutti che Sarkozy fa paura - dice Fatima, 21 anni - adesso capisco che è vero. Ho paura, sono preoccupata. Ha vinto con i voti di Le Pen". A Clichy-sous-Bois i giovani sono radunati nella sede della meritoria associazione 'AC le feu' che da un paio d'anni, all'indomani della 'rivolta delle auto in fiamme', cerca di convogliare la protesta e trasformarla in impegno politico. Il capo ha 32 anni, si chiama Samir, è algerino di origine, fa il professore in un liceo ("precario", sottolinea) e getta acqua sul fuoco: "no, non succederà proprio niente. Almeno spero. I ragazzi hanno capito che la strada è un'altra, almeno qui a Clichy. In qualche altro posto no, ci hanno addirittura chiamato 'la vergogna della banlieue'. Ma noi andiamo avanti, anche se le cose adesso si fanno più complicate. La battaglia continua, dobbiamo creare le condizioni per una coabitazione, dobbiamo vincere alle legislative".

Lontano, isolati dal resto dei ragazzi, dalle famiglie con i bambini che mangiano le 'merguez' (salsicce) alla brace, ci sono quattro "oppositori", quelli della banlieue "pura e dura". Uno indossa una t-shirt nera con il numero 93, quello del dipartimento di Clichy, stampato enorme, in bianco. Il vicino è tutto in nero, e ha la scritta 'no fear' (nessuna paura), il berretto e gli occhiali da sole. Parla con la voce rauca e bassa tipica dei "duri" di queste parti: "Ridete, parlate - dice sprezzante a quelli dell'associazione - ma parlare non serve, vedrete domani. Io mi vado a sotterrare per cinque anni. E qui in tasca (e indica il tascone dei pantaloni color mimetica) ho sempre qualcosa su cui contare...". Imbarca gli altri e sgomma via con l'auto. Poi frena, dai finestrini di dietro tirano fuori una foto di Sarkozy e la bruciano filando via veloci.

Vedi - spiega Hamiza, 23 anni, un ragazzo di origini algerine da un mese nell'associazione - quelli sono contro il dialogo. Ma non capiscono che gli incendi appartengono al passato. Vedrete, non succederà niente. Almeno fino alle legislative di giugno. Questo è quello che tutti noi speriamo". Qual è la prima cosa che chiedono i giovani di Clichy per uscire dalla precarietà? Risponde Samir: "dipende dall'età che hai. Se sei studenti chiedi una scuola alla pari con gli altri, dove i ragazzini non siano stipati e senza futuro. Se sei disoccupato vorresti il lavoro. Se ce l'hai vorresti un salario decente. Con 958 euro di minimo, come le paghi due stanze che qui a Clichy costano 500 al mese? C'é gente che lavora e che è senzatetto". Tu un lavoro ce l'hai..."sì, fino a luglio, quando mi scade un contratto. Sono cinque anni che insegno. Stavolta sanno anche che sono impegnato in politica, rischio davvero di non farmelo rinnovare".

C'é il sindaco, il socialista Claude Dilain, che tenta di rassicurare tutti sul domani. Il suo assistente si chiama Alì, ed è affranto: "che delusione! Speravamo tutti che qualcosa cambiasse, per Sarkozy ha votato la Francia profonda, le campagne, dove i problemi di sicurezza non esistono. Ma sono stati a sentire giornali e televisioni che raccontano favole sulle banlieue e ci hanno tagliato l'erba sotto i piedi. Qui si sopravvive, si respira con la testa fuori dall'acqua con gli aiuti dello stato. Adesso questo presidente aiuterà i benestanti e affosserà noi. Ho paura che succeda qualcosa, certamente adesso fanno festa, ma fra tre mesi stramalediranno questo presidente". Restano le famiglie con i bambini, qualche ragazzo che fuma in silenzio e guarda nel vuoto, uno che tenta di risollevare gli animi facendo giochi di prestigio con le carte, un altro che lancia noccioli d'oliva ad amici e invitati e nasconde la mano, fino a quando un altro gli si avventa contro con l'indice minaccioso sotto il naso. Si respira nervosismo: "Giornalisti, giornalisti - grida uno - eccoli qui, che oggi raccontano la banlieue perché vince Sarkozy. E domani? Chi vi vedrà più?".