Sinistra radicale contro l’Ulivo, strappo anche sul rigassificatore

«Basta con questo perverso rapporto tra politica e affari. Gli alleati? Si stanno agitando»

Stefano Filippi

nostro inviato a Pisa

Hanno firmato tutti: centrodestra (governo), centrosinistra (Regione, Province, Comuni toscani), Capitaneria di porto, Vigili del fuoco. Valutazioni, certificati, protocolli: ci sono voluti quattro anni e il superamento di mille intoppi per mettere in regola le carte del rigassificatore da realizzare al largo della costa di Tirrenia. Ma a Verdi e Rifondazione l'energia pulita così prodotta non va: il terminale è inutile, pericoloso, dannoso; inquinerà il mare, rovinerà il turismo, distruggerà la pesca. Addirittura, se esplodesse produrrebbe una nube incendiaria che distruggerà ogni cosa nel raggio di 55 chilometri. Comprese dunque le città di Livorno e Pisa, i Quattro Mori e la Torre Pendente. Una vera campagna shocking, a colpi di manifesti, volantini, dvd, siti Internet che prefigurano scenari apocalittici.
Il solito dilemma irrisolto in cui si dibatte il centrosinistra. Di qua l'Unione di lotta, di qua quella di governo. Da una parte le frange massimaliste che puntano a trasformare la riviera labronica in un'altra Val di Susa, dai «no-tav» ai «no-gas»; dall'altra Ds e Margherita che guidano gli Enti locali, vogliono le opere pubbliche e si coprono le spalle invano: non è servito a niente che il progetto sia stato portato in giunta regionale e caldeggiato dall'assessore verde Marino Artusa.
Le tensioni tra le due anime della sinistra si sono attenuate con l'avanzare della campagna elettorale, pronte però a riesplodere dopo Pasqua. Sul sito www.offshorenograzie.it, la bibbia dei comitati ambientalisti tirrenici, nelle ultime settimane si parla soltanto di manifestazioni e documenti «terrificanti», mentre sono sparite le accuse alla giunta regionale di centrosinistra che ha voluto a tutti i costi il rigassificatore. Il governatore Martini era trattato (malissimo) esattamente come il ministro Matteoli. Oggi invece il fatto che Prodi e anche Legambiente dicano sì agli impianti costieri viene liquidato alla livornese, con una battuta: era meglio morire da piccoli, ingoiando un bel cavaturaccioli...
L'impianto che riporterà il gas liquido allo stato gassoso è una nave-piattaforma ancorata a 12 miglia (circa 22 chilometri) dal litorale, lunga 240 metri e larga 40, con doppio scafo e quattro giganteschi serbatoi sferici: primo gassificatore in Europa non allestito su palafitte. Il gas arriverà su navi-cisterna, sarà stoccato a 161 gradi sotto zero, vaporizzato a contatto termico con l'acqua e trasportato lungo una condotta sottomarina fino alla rete Snam nel Comune di Collesalvetti, entroterra di Livorno. Una nave-appoggio sarà presente notte e giorno nello specchio di mare per tenere lontani altri natanti e fornire assistenza.
Il «bombolone», così ribattezzato da pisani e livornesi, sarà gestito dalla società Olt (Offshore Lng Toscana, dove Lng sta per gas naturale liquefatto) posseduta al 49 per cento dall'imprenditore mantovano Aldo Belleli, mentre il restante 51 è diviso a metà tra la spagnola Endesa Europa e le ex municipalizzate di Genova e Livorno, Amga e Asa. La norvegese Dnv (Det Norske Veritas), il più importante organismo indipendente di certificazione del mondo che ha già certificato oltre cinquemila navi e 150 piattaforme offshore, è già stata incaricata di valutare la sicurezza, l'impatto ambientale e il rispetto degli standard internazionali.
I «no-gas» prevedono catastrofi, citano esperti americani, schierano ingegneri e geologi, calcolano che l'eventuale scoppio equivarrebbe a 55 bombe di Hiroshima, parlano di «obiettivo attraente per i terroristi» e di «effetto domino» per la presenza sulla terraferma della base militare di Camp Darby. Olt ribatte che proprio gli Stati Uniti sono stati i primi, dopo l'11 settembre, a realizzare impianti offshore per ridurre i rischi e che il rigassificatore non può esplodere perché è a pressione atmosferica. Lo scontro è acceso. «Fino a ieri sono stato aggredito come colui che non voleva il rigassificatore di Livorno - ha detto l'altro giorno il ministro Matteoli, pisano - mentre vigilavo affinché venissero seguite tutte le procedure di sicurezza necessarie. Oggi è chiaro chi non vuole questo impianto e nessun'altra infrastruttura in Italia».