La sinistra radicale a Padoa-Schioppa: le nostre richieste non sono "inquietanti"

Prosegue il braccio di ferro in seno alla maggioranza. "Le nostre richieste sono legittime e organiche al programma dell’Unione", dicono Pdci, Rifondazione, Verdi e Sinistra democratica

Roma - Prosegue il braccio di ferro in seno alla maggioranza. Si tratta di decidere come meglio impiegare il "tesoretto", le risorse derivanti dalle entrate extra del fisco: 2,5 miliardi di euro in tutto. La sinistra radicale è arrabbiata con il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa, che aveva definito inquitanti le richieste fatte al governo per l'utilizzo di queste risorse: "Per soddisfarle tutte servirebbero almeno 16 miliardi".

La sinistra radicale però non accetta le critiche del ministro e rilancia. "Le nostre richieste sono legittime e organiche al programma dell’Unione, non certo inquietanti. Sono, anzi - si legge in una nota dei capigruppo di Sinistra democratica, Rifondazione, PdcI e Verdi - di misure minime di risarcimento sociale, già presentate alle cittadine e ai cittadini durante la campagna elettorale, dal taglio dello scalone all’aumento delle pensioni, dal piano casa ai fondi per la ricerca, da un piano per far fronte ai cambiamenti climatici (emergenza da inserire tra le priorità di governo) al taglio dei costi della politica. Ci auguriamo che il 25 giugno l’incontro possa finalmente vertere su questioni concrete nel merito del Dpef, senza preclusioni ideologiche che sembrano alludere costantemente alla presunta irragionevolezza della sinistra della coalizione".

"I commenti del Ministro dell’economia sono singolari - proseguono i parlamentari - la discussione di ieri ci era sembrata complessivamente piuttosto serena, mentre quanto afferma Padoa Schioppa fa pensare a uno scontro frontale che non si è verificato: al contrario il ministro si era mostrato attento alle richieste, aveva accolto la necessità da noi avanzata di un secondo incontro da farsi nel momento in cui avrà delineato il Dpef e saranno più attendibili le cifre dell’extragettito a disposizione. A dimostrazione della colloquialità dell’incontro - conclude la nota - è la dichiarazione di apertura del presidente del Consiglio circa il fatto che si è chiusa la fase del ripianamento del debito e che bisogna spostare le priorità del governo verso l’equità sociale".