La sinistra radicale: «Da Tel Aviv atti di terrorismo»

da Roma

L’attacco a Cana è stato «un atto di terrorismo». Dalla sinistra radicale arriva la condanna più incondizionata al bombardamento messo in atto ieri da Tel Aviv sui civili libanesi. Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema non ha mai nascosto la sua linea molto critica nei confronti di Israele nel conflitto in corso. E ieri ha confermato la sua posizione. Ma con lui tutta l’Unione ha espresso non solo una condanna, ma una disapprovazione totale per «l’ennesimo crimine di guerra di cui si sta macchiando Israele», come lo definisce il responsabile pace di Rifondazione Comunista, Alfio Nicotra. La posizione più diplomatica nella maggioranza rimane quella di Romano Prodi, che ieri ha espresso la sua «profonda» preoccupazione per ciò che sta accadendo in Libano e ha chiesto in modo «urgente» che «si cominci a usare un linguaggio di pace prima che la spirale e l’escalation della violenza bellica sul terreno diventi incontrollabile».
Il premier libanese Fouad Siniora ieri pomeriggio ha contattato telefonicamente il presidente del Consiglio rinnovando il «forte appello per un intervento dei Paesi europei». E Prodi, secondo quanto fa sapere il suo ufficio stampa, ha intensificato una serie di contatti con i leader europei per trovare una formula comune di richiesta all’Onu del cessate il fuoco. In particolare, ha avuto una lunga conversazione telefonica con il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, esprimendo tutta la sua «preoccupazione» per l’alto numero di vittime «tra i civili». Proprio da Madrid era arrivata nei giorni scorsi una posizione più equidistante, rispetto a quella italiana, nei confronti del conflitto israelo-palestinese. Ieri Prodi e Zapatero avrebbero invece convenuto sui rischi legati alla non prevedibile escalation di violenza. Il premier ha sentito anche il presidente francese Jacques Chirac e intenderebbe sondare altri capi di Stato e premier europei sulla linea comune da tenere presso le Nazioni Unite. Durante il colloquio, Prodi e Chirac sarebbero rimasti d’accordo sulla necessità di un intervento dell’Onu dopo i bombardamenti a Cana, un’azione «ingiustificabile» per il presidente francese. L’orientamento dei leader europei sarebbe quello di sollecitare direttamente il palazzo di Vetro, anche alla luce dell’appello di ieri del segretario Kofi Annan.
Le polemiche all’azione di Israele nei partiti più a sinistra del governo italiano diventano, dopo Cana, una feroce condanna. Nicotra, appena rientrato dal Libano con una delegazione del partito della sinistra europea, sostiene che «si sta completando il progetto fondamentalista degli assassini di Rabin. Un progetto che punta tutto sulla guerra permanente contro il mondo arabo affidando il destino di Israele esclusivamente alla superiorità militare e alla complicità del governo neocon degli Stati Uniti d’America». Occorre a questo punto, incalza Nicotra, «per il bene di Israele, fermare Olmert e il suo gabinetto di guerra. Davanti a eccidi come quello di Cana l’Europa non può più limitarsi a balbettare». Quello di Israele in Libano è «un atto di terrorismo - dichiara Manuela Palermi, capogruppo al Senato di “Insieme con l’Unione Verdi-Pdci” - un vero crimine contro l’umanità: non può essere definita altrimenti l’uccisione a Cana di 55 persone, tra cui 27 bambini. La responsabilità di Israele per la mattanza dei libanesi è inaudita». Una tragedia «inaccettabile per il mondo intero - dice il capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena - l’assalto della folla alla sede Onu di Beirut dimostra che ormai è in gioco la stessa credibilità delle Nazioni Unite in quell’area».